QUESTIONI INTERNE

 

 

GRAVE ATTO REPRESSIVO CONTRO FERROVIERI

Vittoria Oliva

Ricevo in questo momento messaggio da parte di un compagno ferroviere che Dante De Angelis, ferroviere RLS di Roma è stato licenziato dalla Azienda ferroviaria, per le sue dichiarazioni alla stampa in merito allo stato di pericolo e rischio con cui viene effettuato il trasporto, pericolo e rischio sia per gli utenti che per i ferrovieri. Queste le dichiarazioni rilasciate da Dante e per cui è stato punito con un licenziamento in tronco.

"FERROVIE: SI 'SPEZZÀ EUROSTAR, RSU-RLS SOLLECITA INCONTRO CON VERTICI DE ANGELIS, MANCANO CONTROLLI MANUTENZIONE ED EUROSTAR SONO TROPPO SFRUTTATI

Roma, 18 lug. - (Adnkronos) - «Non abbiamo ancora ricevuto alcuna chiamata dai vertici aziendali, ma confidiamo che nei prossimi giorni ci spieghino cosa sta succedendo a questi treni. Negli ultimi mesi, come delegati, abbiamo messo in evidenza e segnalato all'azienda, a tutti i livelli, dall'amministratore delegato ai dirigenti territoriali, problemi riguardanti gli Etr e relativi a manutenzione, controlli sulla manutenzione e usura. Si tratta di treni oltremodo sfruttati». Lo afferma il Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, Dante De Angelis, in merito alla vicenda dell'Eurostar 9427 Milano-Roma, spezzatosi in due tronconi la mattina del 14 luglio scorso pochi minuti prima di entrare in servizio. «C'è amarezza - continua il delegato Rsu/Rls - perchè si parla tanto di sicurezza e di anche di sicurezza sui treni e sul lavoro, ma abbiamo la sensazione che chi sui treni non ci lavora, non abbia la percezione ideale della reali condizioni in cui sono. Cerchiamo sempre prima un approccio collaborativo con l'azienda, ma quando i dirigenti non rispondono alle nostre richieste, siamo costretti a fare segnalazioni alla procura, come è avvenuto per le 'porte killer', e all'opinione pubblica. L'ultima volta che siamo riusciti a strappare con i denti una riunione con i dirigenti -ricorda De Angelis- si è finalmente deciso di rallentare la velocità dei pendolini. Sugli Etr 480, pendolini, infatti, si è verificata una serie di incidenti, con motori che prendevano fuoco». (Adnkronos) 18-LUG-08 15:55 "

"FERROVIE: EUROSTAR SI 'SPEZZÀ, PER RSU-RLS INACCETTABILE CHE FS PARLI DI ERRORE UMANO «GLI ETR 500 HANNO COMANDI COMPLETAMENTE ELETTRONICI»

Roma, 18 lug. - (Adnkronos) - «Non accettiamo che la responsabilità sia scaricata, come al solito, su un errore umano dell'ultimo operatore. Essa è solo della cabina di comando e di responsabilità. Gli Etr 500 possiedono comandi completamente elettronici ed è inaccettabile che, anche in presenza di un errore di manovra, possa accadere quello che è successo». Lo dice il delegato Rsu/Rls dell'Assemblea nazionale dei ferrovieri, Dante De Angelis, in merito alla vicenda dell'Eurostar 9427 Milano-Roma, spezzatosi in due tronconi la mattina del 14 luglio scorso, pochi minuti prima di entrare in servizio. «Lo affermo - precisa De Angelis - sulla base della mia conoscenza diretta della guida dei treni». (Fbe/Gs/Adnkronos) 18-LUG-08 18:30 ".

E' urgente una vasta e ampia mobilitazione non solo della categoria, ma dei lavoratori in genere. Non solo per tutelare il ferroviere Dante ma per tutelare tutti i lavoratori. Rispondere con la lotta all'attacco dei lavoratori in ferrovia e in ogni posto di lavoro. I luoghi di lavoro sono diventati luoghi di strage giornaliera e l'unica risposta, al di là della conta dei morti e degli infortuni e delle chiacchiere sulla sicurezza e' LA REPRESSIONE. Questo licenziamento avviene dopo il pretestuoso licenziamento in ferrovia di 8 lavorati che facevano timbrare il cartellino ad un collega per il motivo che dovevano conciliare le loro esigenze di pendolari con quelle di addetti al trasporto. Rendiamo omaggio al coraggio del ferroviere Dante che ha fatto le sue dichiarazioni in un momento, quello estivo, in cui i rischi per l'incuria nel trasporto ferroviario aumentano i rischi. Rendiamogli omaggio con la lotta.

Basta chiacchiere sulla sicurezza, basta criminalizzazione dei lavoratori. IN MARCIA E IN LOTTA!

vittoria oliva 
L'Avamposto degli Incompatibili 
www.controappunto.org

FUORI LA CHIESA DAL BUSINESS RIFIUTI DA PARTE DI ALFONSO NAVARRA - AD

ALEX ZANOTELLI E AI CATTOLICI DI BASE (18 luglio 2007) 

Caro Alex (Zanotelli), bellissima la tua lettera (che sotto riporto). Bisognerebbe aggiungere un punto: la tua Chiesa dovrebbe tirarsi anch'essa fuori dal business dei rifiuti. La cava di Chiaiano, di proprietà dell'Arciconfraternita dei Padri Pellegrini, quindi della Curia napoletana, non deve essere messa a disposizione di Bertolaso perchè possa farci la sua discarica. Stiamo parlando di Chiaiano, oggi il luogo simbolo della resistenza per i "rifiuti-zero" e punto nevralgico in cui la logica repressiva tenta lo sfondamento nei confronti di quello che la stampa chiama il "Partito del NO", e che è in realtà l'alternativa civile dei movimenti di base. (Non è per nulla casuale Il riferimento al decreto che fa delle discariche "aree di interesse strategico" da presidiare con l'esercito e che prevede 5 anni di carcere per i promotori delle proteste: ad esempio un certo prete che gira sempre con la sciarpa arcobaleno intorno al collo). "Da qualche tempo il Duomo di Napoli sembra diventata la 'casa' di disoccupati, sfrattati e altri diseredati". Ti vedo ridere da sotto i baffi: magari fosse! La Chiesa non dovrebbe forse essere la "Casa degli ultimi?". Ed invece - per quanto ne so - usa il suo enorme patrimonio immobiliare (il 20% della "ricchezza" nel settore, pare) al pari degli altri protagonisti della speculazione edilizia e fondiaria. Il dato del 20% lo traggo da un'inchiesta del settimanale "Il Mondo" (11-5-2007), firmata da Sandro Orlando, ripresa in TV da "Annozero" di Santoro. Il Vaticano, inteso come "Palazzinaro", secondo la citata inchiesta possiederebbe "un quarto di Roma". 

A Milano, dove vivo, circa la metà delle case sfitte (90-100.000) fanno capo a società controllate o satellizzate dalla Curia. Fossero date in locazione a prezzi equi (facciamo il 15% dello stipendio medio di un lavoratore?) il mercato degli affitti verrebbe rivoluzionato. Potrebbero essere sistemati tutti i 20.000 che nel 2007hanno fatto richiesta all'ALER di un alloggio popolare. Altri dati su Milano: 11.000 richieste di sfratti esecutivi, oltre il 50% per morosità. Alloggi pubblici disponibili per la risposta: circa 1000. Solo 600/700 gli alloggi di nuova costruzione programmati entro il 2010. I banchieri certo si scoccerebbero alquanto per gli "affitti sociali" perchè si vedrebbero ridotto il valore del loro patrimonio immobiliare, al momento più che gonfiato. Papa Benedetto XVI ha rivolto un appello ai "grandi" del G8: "Occupatevi dei poveri e dei deboli! Occorre rilanciare un equo processo di sviluppo integrale a tutela della dignità umana." Sante parole, è il caso di dirlo. Il Papa ha ammonito i leader del G8 ad adottare coraggiosamente "tutte le misure necessarie per vincere i flagelli della povertà estrema, della fame, delle malattie, dell'analfabetismo, che colpiscono ancora tanta parte dell'umanità. Mi unisco anch'io - ha detto Ratzinger - a questo pressante appello alla solidarietà". Ecco, caro Eminenz (direbbe la Littizzetto), una piccola "dritta" al tuo cardinale Sepe di Napoli sarebbe gradita. Del genere: "Figliolo, lascia perdere i trenta denari, e tuteliamo la salute delle nostre "pecorelle" di Chiaiano. Questa discarica non s'ha fare e, per quanto ci compete, non la lasceremo fare". LETTERA AGLI AMICI È AL COLMO LA FECCIA 17 luglio 2008 - Alex Zanotelli Carissimi, è con la rabbia in corpo che vi scrivo questa lettera dai bassi di Napoli, dal Rione Sanità nel cuore di quest'estate infuocata. La mia è una rabbia lacerante perché oggi la Menzogna è diventata la Verità. Il mio lamento è così ben espresso da un credente ebreo nel Salmo 12 "Solo falsità l'uno all'altro si dicono: bocche piene di menzogna, tutti a nascondere ciò che tramano in cuore. 

Come rettili strisciano, e i più vili emergono, è al colmo la feccia" Quando, dopo Korogocho, ho scelto di vivere a Napoli, non avrei mai pensato che mi sarei trovato a vivere le stesse lotte. Sono passato dalla discarica di Nairobi, a fianco della baraccopoli di Korogocho, alle lotte di Napoli contro le discariche e gli inceneritori. Sono convinto che Napoli è solo la punta dell'iceberg di un problema che ci sommerge tutti. Infatti, se a questo mondo, gli oltre sei miliardi di esseri umani vivessero come viviamo noi ricchi (l'11% del mondo consuma l'88% delle risorse del pianeta!) avremmo bisogno di altri quattro pianeti come risorse e di altro quattro come discariche ove buttare i nostri rifiuti. I poveri di Korogocho, che vivono sulla discarica, mi hanno insegnato a riciclare tutto, a riusare tutto, a riparare tutto, a rivendere tutto, ma soprattutto a vivere con sobrietà. È stata una grande lezione che mi aiuta oggi a leggere la situazione dei rifiuti a Napoli e in Campania, regione ridotta da vent'anni a sversatoio nazionale dei rifiuti tossici. Infatti, esponenti della camorra in combutta con logge massoniche coperte e politici locali, avevano deciso nel 1989, nel ristorante "La Taverna di Villaricca", di sversare i rifiuti tossici in Campania. Questo perché diventava sempre più difficile seppellire i nostri rifiuti in Somalia. Migliaia di Tir sono arrivati da ogni parte di Italia carichi di rifiuti tossici e sono stati sepolti dalla camorra nel Triangolo della morte (Acerra-Nola- Marigliano), nelle Terre dei fuochi (Nord di Napoli ) e nelle campagne del Casertano. Questi rifiuti tossici "bombardano" oggi, in particolare i neonati, con diossine, nanoparticelle che producono tumori, malformazioni, leucemie... Il documentario Biutiful Cauntri esprime bene quanto vi racconto. A cui bisogna aggiungere il disastro della politica ormai subordinata ai potentati economici-finanziari. 

Infatti questa regione è stata gestita dal 1994 da 10 commissari straordinari per i rifiuti, scelti dai vari governi nazionali che si sono succeduti. È sempre più chiaro, per me, l'intreccio fra politica, potentati economici-finanziari, camorra, logge massoniche coperte e servizi segreti!. In 15 anni i commissari straordinari hanno speso oltre due miliardi di euro per produrre oltre sette milioni di tonnellate di "ecoballe", che di eco non hanno proprio nulla: sono rifiuti tal quale, avvolti in plastica che non si possono né incenerire (la Campania è già un disastro ecologico!) né seppellire perché inquinerebbero le falde acquifere. Buona parte di queste ecoballe, accatastate fuori la città di Giugliano, infestano con il loro percolato quelle splendide campagne denominate "Taverna del re". E così siamo giunti al disastro! Oggi la Campania ha raggiunto gli stessi livelli di tumore del Nord-Est, che però ha fabbriche e lavoro. Noi, senza fabbriche e senza lavoro, per i rifiuti siamo condannati alla stessa sorte. Il nostro non è un disastro ecologico - lo dico con rabbia - ma un crimine ecologico, frutto di decisioni politiche che coprono enormi interessi finanziari. Ne è prova il fatto che Prodi, a governo scaduto, abbia firmato due ordinanze: una che permetteva di bruciare le ecoballe di Giugliano nell'inceneritore di Acerra, l'altra che permetteva di dare il Cip 6 (la bolletta che paghiamo all'Enel per le energie rinnovabili) ai 3 inceneritori della Campania che "trasformano la merda in oro- come dice Guido Viale - Quanto più merda, tanto più oro!". Ulteriore rabbia quando il governo Berlusconi ha firmato il nuovo decreto n. 90 sui rifiuti in Campania. Berlusconi ci impone, con la forza militare, di costruire 10 discariche e quattro inceneritori. Se i 4 inceneritori funzionassero, la Campania dovrebbe importare rifiuti da altrove per farli funzionare. 

Da solo l'inceneritore di Acerra potrebbe bruciare 800.000 tonnellate all'anno! È chiaro allora che non si vuole fare la raccolta differenziata, perché se venisse fatta seriamente (al 70 %), non ci sarebbe bisogno di quegli inceneritori. È da 14 anni che non c'è volontà politica di fare la raccolta differenziata. Non sono i napoletani che non la vogliono, ma i politici che la ostacolano perché devono ubbidire ai potentati economici-finanziari promotori degli inceneritori. E tutto questo ci viene imposto con la forza militare vietando ogni resistenza o dissenso, pena la prigione. Le conseguenze di questo decreto per la Campania sono devastanti. "Se tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge (articolo 3 della Costituzione), i campani saranno meno uguali, avranno meno dignità sociale-così afferma un recente Appello ai Parlamentari Campani. Ciò che è definito "tossico" altrove, anche sulla base normativa comunitaria, in Campania non lo è; ciò che altrove è considerato "pericoloso" qui non lo sarà. Le regole di tutela ambientale e salvaguardia e controllo sanitario, qui non saranno in vigore. La polizia giudiziaria e la magistratura in tema di repressione di violazioni della normativa sui rifiuti, hanno meno poteri che nel resto d'Italia e i nuovi tribunali speciali per la loro smisurata competenza e novità, non saranno in grado di tutelare, come altrove accade, i diritti dei campani". Davanti a tutto questo, ho diritto ad indignarmi. Per me è una questione etica e morale. Ci devo essere come prete, come missionario. Se lotto contro l'aborto e l'eutanasia, devo esserci nella lotta su tutto questo che costituisce una grande minaccia alla salute dei cittadini campani. Il decreto Berlusconi straccia il diritto alla salute dei cittadini Campani. Per questo sono andato con tanta indignazione in corpo all'inceneritore di Acerra, a contestare la conferenza stampa di Berlusconi, organizzata nel cuore del Mostro, come lo chiama la gente. Eravamo pochi, forse un centinaio di persone. (La gente di Acerra, dopo le botte del 29 agosto 2004 da parte delle forze dell'ordine, è terrorizzata e ha paura di scendere in campo). Abbiamo tentato di dire il nostro no a quanto stava accadendo. 

Abbiamo distribuito alla stampa i volantini :"Lutto cittadino. La democrazia è morta ad Acerra. Ne danno il triste annuncio il presidente Berlusconi e il sottosegretario Bertolaso." Nella conferenza stampa (non ci è stato permesso parteciparvi !) Berlusconi ha chiesto scusa alla Fibe per tutto quello che ha "subito" per costruire l'inceneritore ad Acerra! (Ricordo che la Fibe è sotto processo oggi!). Uno schiaffo ai giudici! Bertolaso ha annunciato che aveva firmato il giorno prima l'ordinanza con la Fibe perché finisse i lavori! Poi ha annunciato che avrebbe scelto con trattativa privata, una delle tre o quattro ditte italiane e una straniera, a gestire i rifiuti. Quella italiana sarà quasi certamente la A2A (la multiservizi di Brescia e Milano) e quella straniera è la Veolia, la più grande multinazionale dell'acqua e la seconda al mondo per i rifiuti. Sarà quasi certamente Veolia a papparsi il bocconcino e così, dopo i rifiuti , si papperà anche l'acqua di Napoli. Che vergogna! È la stravittoria dei potentati economici-finanziari, il cui unico scopo è fare soldi in barba a tutti noi che diventiamo le nuove cavie. Sono infatti convinto che la Campania è diventata oggi un ottimo esempio di quello che la Naomi Klein nel suo libro Shock Economy, chiama appunto l'economia di shock! Lì dove c'è emergenza grave viene permesso ai potentati economico-finanziari di fare cose che non potrebbero fare in circostanze normali. Se funziona in Campania, lo si ripeterà altrove. (New Orleans dopo Katrina insegna!). E per farci digerire questa pillola amara, O' Sistema ci invierà un migliaio di volontari per aiutare gli imbecilli dei napoletani a fare la raccolta differenziata, un migliaio di alpini per sostenere l'operazione e trecento psicologi per oleare questa operazione!! 

Ma a che punto siamo arrivati in questo paese!?! Mi indigno profondamente! E proclamo la mia solidarietà a questo popolo massacrato! "Padre Alex e i suoi fratelli " era scritto in una fotografia apparsa su Tempi (inserto di La Repubblica). Sì, sono fiero di essere a Napoli in questo momento così tragico con i miei fratelli (e sorelle) di Savignano Irpino, espropriati del loro terreno seminato a novembre, con i miei fratelli di Chiaiano, costretti ad accedere nelle proprie abitazioni con un pass perchè sotto sorveglianza militare. Per questo, con i comitati come Allarme rifiuti tossici , con le reti come Lilliput e con tanti gruppi, continueremo a resistere in Campania. Non ci arrenderemo. Vi chiedo di condividere questa rabbia, questa collera contro un Sistema economico-finanziario che ammazza e uccide non solo i poveri del Sud del mondo, ma anche i poveri nel cuore dell'Impero. Trovo conforto nelle parole del grande resistente contro Hitler, il pastore luterano danese, Kaj Munk ucciso dai nazisti nel 1944 . "Qual è dunque il compito del predicatore oggi ?Dovrei rispondere: fede, speranza e carità. Sembra una bella risposta. Ma vorrei dire piuttosto :coraggio. Ma no, neppure questo è abbastanza provocatorio per costituire l'intera verità... Il nostro compito oggi è la temerarietà Perchè ciò di cui come Chiesa manchiamo non è certamente né di psicologia né di letteratura. Quello che a noi manca è una santa collera". Davanti alla menzogna che furoreggia in questa regione campana, non ci resta che una santa collera. Una collera che vorrei vedere nei miei concittadini, ma anche nella mia chiesa. "I simboli della chiesa cristiana sono sempre stati il leone, l'agnello, la colomba e il pesce-diceva sempre Kaj Munk-Ma mai il camaleonte". Vi scrivo questo al ritorno della manifestazione tenutasi nelle strade di Chiaiano, contro l'occupazione militare della cava. Invece di aspettare il giudizio dei tecnici sull'idoneità della cava, Bertolaso ha inviato l'esercito per occuparla. La gente di Chiaiano si sente raggirata, abbandonata e tradita . Non abbandonateci. È questione di vita o di morte per tutti. È con tanta rabbia che ve lo scrivo. Resistiamo!

Alex Zanotelli

Napoli 12 luglio 2008

 

Sul dibattito con Giuliana Sgrena alla festa dei popoli di Ancona

Siamo rimasti sconcertati dalle analisi fatte dalla signora Sgrena in occasione dell'incontro alla festa dei popoli di Pietralacroce, tantopiù alla luce della sua drammatica esperienza personale e di una presumibile conoscenza del mondo arabo e delle contraddizioni che attraversano oggi le società islamiche, contraddizioni esasperate dalla guerra permanente portata dall'occidente. Pensiamo non sfugga alla signora che questa guerra ha molti aspetti, non solo militari ma anche ideologici, culturali oltre che, ovviamente, economici, ma nelle sue affermazioni si tende a criticare soltanto gli aspetti militari e legati all'appropriazione delle fonti energetiche ed a salvare gli aspetti ideologici, conseguenti all'assunzione di un imprecisato concetto di democrazia che sarebbe da imporre, preferibilmente con le buone, ai popoli arretrati che burqano le donne, ed afferma questo senza rendersi apparentemente conto che gli uni e gli altri aspetti sono legati come la forma e la sostanza della proiezione sul mondo globalizzato della potenza occidentale imperialista, potenza che, avvertendo come imminente la perdita della propria egemonia, si appoggia sempre più al pensiero forte ed al forte apparato militare Usa.  

La democrazia che noi, anche anime belle e contrite della sinistra o della borghesia rossa, consideriamo auspicabile per popoli che hanno uno sviluppo storico diverso dal nostro, nei fatti non può essere che la democrazia reale modello Usa, quella da esportare con i bombardieri e le bombe al fosforo, quella che produce Abu Ghraib e Guantanamo, come regola e non eccezione di un sistema, gradualmente modulato, che si riproduce anche quando impone le impronte ai bambini rom di casa nostra o schierando gli eserciti nelle piazze. Alla democrazia non definita ovviamente, anche nelle equazioni della signora Sgrena, si contrappone un anche esso indefinito terrorismo ed ecco allora riproporsi la distinzione anche questa non ben definita tra resistenza e terrorismo e si intuisce che per terrorismo si dovrebbe intendere l'ideologia jihadista e la vocazione a colpire i civili mentre per resistenza si intenterebbe l'attacco ad obiettivi militari ma poi lei stessa, parlando dell'Iraq, sentenzia che non è possibile venire a capo di 150.000 uomini dotati della migliore tecnologia militare… ma come? 

Un paese di 26 milioni di abitanti non viene a capo di un esercito di 150.000 uomini, tra l'altro preoccupati di portare a casa la pelle! E proprio qui sta il punto che non permette oggi di distinguere tra guerra, resistenza o terrorismo; dal momento che le guerre non vengono solo fatte per distruggere dei paesi e dei popoli ma per assoggettarli e derubarli, i territori occorre controllarli e dal momento che il concetto della vita, nei paesi imperialisti di elevato benessere, è molto alto i nostri soldati preferiscono premere bottoni invece di combattere strada per strada ed allora diventa indispensabile avere l'appoggio di una parte della popolazione, creare sacche di collaborazionisti soprattutto in realtà a formazione sociale tribale. Non sarebbe una novità, riesumiamo la sempre valida strategia del divide et impera, la novità è che in questa fase storica il ricorso a metodi "terroristici" è inevitabile ed il ricorso a forme di guerra convenzionale improponibile, per gli aggressori perché possono far fruttare una superiorità tecnologica che segna un gap forse unico nella storia nei confronti degli aggrediti e perché devono limitare le perdite per non alienarsi le opinioni pubbliche e gli arruolamenti; per gli aggrediti perché sarebbe suicida attaccare frontalmente un nemico militarmente molto più potente e perché per vincere la guerra o comunque impedire il consolidamento delle occupazioni diventa indispensabile colpire, terrorizzare, disarticolare il fronte collaborazionista, il solo fattore che possa garantire appoggio logistico in loco e controllo del territorio. 

Non che il ritorno a forme convenzionali sia più auspicabile, basti pensare alle mattanze della 1° e 2° guerra mondiale, ma proprio quel ciclo si è concluso con il terrorismo dell'attacco atomico. La signora Sgrena dovrebbe conoscere la situazione dell'Iraq e quindi sapere benissimo che quando gli aerei americani vanno a bombardare un quartiere, senza rischiare gli uomini a terra si tratta, in genere, non di generici scudi umani ma di zone di influenza e di appoggio ai "terroristi" o resistenti e lo stesso accade nei villaggi afghani; allo stesso modo colpire strutture militari locali o infrastrutture civili in una zona a maggioranza collaborazionista diventa indispensabile per rompere la continuità nel controllo territoriale delle forze occupanti, per scoraggiare le tribù ed i clan dal sostenere l'occupazione. Un esercito molto più numeroso dei 150.000 in Iraq e dei 60.000 in Afghanistan, quello tedesco in Italia, non avrebbe mai potuto occupare il paese senza i collaborazionisti fascisti… forse che i partigiani non avrebbero dovuto colpire i fascisti e chi li sosteneva ma affrontare, magari concedendo il preavviso, soltanto le preponderanti forze naziste per non essere definiti banditen, cioè terroristi. 

L'alternativa ad una forma terroristica della guerra sarebbe per gli aggressori neo-colonialisti la rinuncia alle loro mire egemoniche e per gli aggrediti, in ultima analisi, la resa; è per questo che noi stiamo dalla parte degli aggrediti e per l'autodeterminazione dei popoli al di là delle forme e dei metodi che assumono le lotte di liberazione, è per questo che rifiutiamo l'equazione guerra-terrorismo tanto cara al fù Bertinotti; quando in Iraq, la resistenza, soprattutto sciita assunse forme di disobbedienza civile di massa (quasi ghandiane) le potenze occupanti fecero il tiro al bersaglio, compresi i nostri missionari umanitari. Vi ricordate la battaglia dei ponti di Nassiriya? Prima di condannare le forme di lotta dei popoli che vorremmo sotto il nostro tallone dovremmo chiederci, almeno dovrebbero chiederselo i rottami della sinistra, con che diritto vorremmo imporre i nostri valori, le nostre ingerenze umanitarie, la nostra industria solidaristica targata Ong e quanto tutto ciò sia collaterale alla industria della guerra permanente; e prima di condannare l'ideologia jihadista dovremmo riflettere noi, negatori dello scontro di civiltà mentre lo promuoviamo, come mai abbiamo gli eserciti e l'intelligence nelle missioni all'estero in paesi musulmani o dove l'Islam diventa fattore centrale ( vedi Bosnia, Kosovo,Timor est…) 

Ma queste considerazioni non sembrano sfiorare la signora che indica addirittura una origine del terrorismo di matrice jiahdista situandola nella guerra civile algerina, dimenticandosi singolarmente di ricordare, per una sincera ma confusa democratica, che in Algeria le elezioni democratiche erano state stravinte dai "terroristi" e poi un colpo di stato sostenuto dall'occidente (Usa e Francia in primis) ha rimesso al potere i perdenti, i quali non avevano ormai più niente a che fare con Ben Bella e la rivoluzione anticolonialista, quella rivoluzione che utilizzava il martirio delle donne con le borse della spesa… chissà se per la Sgrena queste erano terroriste o resistenti. Allo stesso modo quando la maggioranza assoluta dei palestinesi ha scelto la leadership di Hamas la democrazia tanto cara agli occidentali ed alla sinistra occidentale non andava più bene perché aveva fatto vincere i "terroristi". 

Ma il punto è in realtà più complesso; quando i "terroristi" erano animati da una visione socialista, anche gli attacchi suicidi potevano andar bene, vedi Carlos, l'Armata Rossa giapponese, la guerra d'Algeria o i Mujahiddin del popolo; ma c'era una sinistra volta ancora ad un orizzonte rivoluzionario; oggi una sinistra ridotta a farsi coscienza critica ma organica dell'imperialismo ha paura del jihadismo perché è la sola ideologia che può evocare un riscatto per le masse popolari arabe ed islamiche, abbandonate da quelle forze di sinistra che hanno scelto in gran parte di farsi quinte colonne degli imperialisti, vedi il partito comunista ufficiale in Iraq; ossia quelle organizzazioni di massa forti fino agli anni 70 in molti paesi arabi ed islamici, ma che spesso erano eterodirette dai paesi socialisti e subivano l'influenza delle intellighenzie di sinistra occidentali, non sono riuscite ad elaborare modelli autonomi e percorsi interni alle dinamiche delle loro società finendo per abbracciare modelli culturali ed ideologici che sono gli stessi con cui le nostre sinistre forniscono alibi agli esportatori di democrazia. Tuttavia la Sgrena fa un distinzione, pur deprecando i terroristi, tra la situazione in Iraq ed in Afghanistan. Sostiene che in Iraq la maggior parte della popolazione vuole il ritiro delle truppe e quindi sarebbe giusto ritirale, mentre in Afghanistan una presenza occidentale andrebbe mantenuta per non peggiorare la situazione delle donne. 

Tralascia di soffermarsi troppo sulla situazione aperta dalla pianificazione di un attacco all'Iran, attribuendo la continuità degli attacchi in Iraq ad al Qaida, avallando così le tesi del Pentagono e dei pessimi pennivendoli nostrani, dimenticando che il Wahabismo è antisciita e la spaccatura del fronte sunnita ed il ritorno della resistenza sciita dipende dalle alleanze che cercano di fare gli americani per garantirsi delle retrovie sicure; non ci sono sunniti bravi che collaborano per porre fine alle mattanze e i cattivi di al Qaida, ma patrioti sunniti e sciiti che cercano di andar oltre le divisioni religiose, etniche e storiche e sunniti che per cieco odio antipersiano ed antisciita e per denaro e privilegi hanno abbandonato la resistenza ed oggi la combattono. Si rammarica del crescente potere assunto dalle milizie religiose, che vessano le donne ed i venditori cristiani di alcool e non parla del ruolo crescente che hanno le donne nella resistenza, soprattutto nelle aree dove le milizie sunnite hanno cambiato bandiera ed è noto che i wahabiti non ammettono per le donne azioni di martirio, mentre evidentemente le tolleravano i socialisti in Algeria od in Iran contro lo Scià. 

Riguardo all'Afghanistan non coglie il paradosso di definire Karzai un democratico, l'amico dei Bush e della loro lobbie dei petrolieri, l'uomo della Cia che finanziava i clan tribali contro Najibullah, forse perché crede che il fantoccio degli americani aiuterebbe un processo di emancipazione delle donne afghane che i Taleban riporterebbero al burqa ed ad medioevo; peccato che il burqa si continua ad usare e Kabul, sotto il democratico sindaco Karzai e le truppe Nato, sia diventata insieme a Phnon Phen la capitale mondiale della pedofilia; l'unica sostanziale differenza e che con il mullah Omar chi violentava le donne veniva impiccato mentre oggi le milizie tajike sono libere di scorazzare e violentare impunemente le donne Pastun. Sulla condizione delle donne in Afghanistan ha citato le testimonianze dell'associazione Rawa, organizzazione che raggruppa donne con un percorso anche di militanza in organizzazioni di passato orientamento maoista ma probabilmente non è informata che dopo alcune dichiarazioni ambigue sull'occupazione rilasciate in tour italiani dopo l'attacco post 11 settembre, oggi anche queste donne chiedono il ritiro degli occupanti, ne abbiamo avuto conferma anche polemica con le ultime tappe a Fano e Senigallia delle rappresentanti di questa associazione; a Senigallia le posizioni della compagna di Rawa, che chiedeva il ritiro del contingente italiano e degli occupanti stranieri ha portato ad accesi scambi di accuse tra maggioranza ed opposizione, con grande imbarazzo della giunta di sinistra, quindi favorevole come tutta la sinistra che votò il rifinanziamento delle missioni in Afghanistan e come, a quanto pare, la Sgrena al mantenimento delle truppe per salvare le donne. 

Pensiamo che la perdita di valori e riferimenti di carattere universalistico che ha colpito la sinistra, dopo il crollo dei modelli a socialismo reale abbia finito per far assumere valenze universali a valori, diritti, lotte per conquistarli che sono invece il prodotto delle società occidentali ad un determinato stadio del loro sviluppo e del conflitto che le ha permeate soprattutto nelle decadi 60-80 e che oggi, dal momento che questi valori sono in qualche modo stati sussunti nei modelli capitalistici che prima contestavano siano diventati uno dei vettori più potenti sui quali imbarcare la stessa sinistra per esportare e giustificare la guerra permanente e la globalizzazione imperialista. Certamente questioni come quella dei diritti delle donne devono mantenere una portata universalistica ma non possiamo pensare che tutte le donne arrivino alle pratiche di liberazione che ci sembra possiamo suggerirgli in base al nostro percorso storico ed ai nostri modelli di società; devono essere le donne irachene a stabilire i percorsi ed i modi della loro liberazione, così come le donne afgane e non crediamo che questi passino per l'accettazione dell'occupazione straniera, che in genere finisce per aumentare la violenza sulle donne, la prostituzione e lo sfruttamento.

Lotta di unità proletaria osimo

Come governa il nuovo regime: divide et impera di Lucio Garofolo

 
Mentre l'opposizione parlamentare e di piazza si concentra (a torto) solo sui temi della (in)giustizia e delle leggi ad personam, mentre il Pdci e il Prc sono dilaniati dalle lotte intestine e dalla spartizione interna delle poltrone in inutili e vergognosi congressi di partito, il regime del neoduce, il cavaliere nero di Arcore Al Tappone, ha approvato in pochi giorni alcuni provvedimenti di legge di natura vessatoria che la compagine del ragionier Fracchia-don Abbondio-Prodi non è riuscita a varare in due anni di governo. 
L’aspetto più triste e inquietante della vicenda è che la manovra sta passando in sordina, senza una parola o un gesto di opposizione politica e sociale, sia in Parlamento che in piazza. Forse ora si spiega anche perché sarà adottato l’uso delle forze armate nelle città definite "a rischio".  Perché gli interventi del prossimo autunno "caldo", che sono anticipati da questa manovra estiva, lasciano presagire un clima quantomeno rovente di tensione sociale, un conflitto esplosivo che sarà represso con l’ausilio dell’esercito, e non solo.
La sinistra ex-parlamentare è impotente e tace, impegnata a dissanguarsi in faide congressuali, mentre il governo più pericoloso, razzista e destabilizzante del dopoguerra sta facendo ciò che vuole e farà ciò che vorrà (il suo capo), almeno finché non intendiamo capire cosa vogliamo fare noi compagni, ossia se continuare a trastullarci e perdere tempo in inutili congressi di spartizione di poltrone a beneficio esclusivo dei burocrati e funzionari forchettoni, oppure lottare per il ripristino e la riaffermazione piena di quei diritti che saranno calpestati e devastati dal governo di destra, appoggiato dal governo ombra veltroniano.
In tutto ciò, se aggiungiamo il fatto che viene abolita anche la scorta per chi si batte contro la mafia, allora non si sa cosa altro bisogna attendere per scuotersi. Forse serve un "colpo di stato militare", che in effetti si sta già verificando, seppure in una forma solo apparentemente morbida e indolore?
Riporto di seguito alcuni articoli del D.L. 25 giugno 2008, che caratterizzano la manovra finanziaria estiva e devono essere noti a tutti.
 
Apprendistato (articolo 23). Modifiche alla disciplina dell’apprendistato. Si stabilisce che, in caso di formazione esclusivamente aziendale i profili formativi dell’apprendistato professionalizzante sono rimessi integralmente ai contratti collettivi di lavoro di lavoro stipulati a livello nazionale, territoriale o aziendale da associazioni dei datori e prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale o agli enti bilaterali. I contratti collettivi e gli enti bilaterali determineranno, per ciascun profilo formativo, la durata e le modalità di erogazione della formazione, le modalità di riconoscimento della qualifica professionale ai fini contrattuali e la registrazione nel libretto formativo. Confermato il tetto massimo di sei anni per l’apprendistato, ma si supera il tetto minimo dei due anni, lasciando alle parti sociali la possibilità di determinare periodi anche inferiori, se funzionali alle esigenze del settore o alle caratteristiche di ciascun percorso formativo.
 
Assenze per malattie e per permesso retribuito dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni (articolo 71). Stretta sulle assenze per malattia per i dipendenti delle amministrazioni pubbliche: nei primi 10 giorni di assenza è corrisposto il trattamento economico fondamentale con esclusione di ogni indennità o emolumento di carattere fisso o continuativo e di ogni altro trattamento accessorio. Se l’assenza per malattia di protrae oltre i 10 giorni e, in ogni caso, dopo il secondo evento di malattia nell’anno solare, l’assenza si giustifica solo con certificazione medica rilasciata da una struttura sanitaria pubblica. Viene ampliato l’orario dei controlli: le fasce di reperibilità vanno dalle 8 alle 13 e dalle 14 alle 20, festivi e non lavorativi compresi. La disposizione introduce alcune modifiche in materia di disciplina dei permessi retribuiti: in particolare, viene stabilito che i permessi per particolari motivi familiari o personali introdotti dalla contrattazione collettiva, nonché quelli previsti dalla normativa a tutela delle persone portatrici di handicap grave, attualmente fruiti alternativamente in giorni o in ore, possano essere fruiti soltanto a ore, fermi restando i tetti massimi già previsti dalle normative di settore. 
 
Class action (articolo 36). Le norme in materia di azione collettiva risarcitoria entreranno in vigore nel 2009. L’obiettivo del rinvio è quello di  individuare e coordinare specifici strumenti di tutela risarcitoria collettiva, anche in forma specifica nei confronti delle pubbliche amministrazioni.
 
Contratti occasionali di tipo accessorio (articolo 22). Semplificato il regime giuridico dei buoni lavoro previsti dalla legge Biagi del 2003, ma mai entrati a regime. Confermato l’utilizzo del lavoro accessorio per attività di natura occasionale rese a favore della impresa familiare, limitatamente al commercio, al turismo e ai servizi, o nell’ambito di lavori domestici, di lavori di giardinaggio, pulizia e manutenzione di edifici, strade, parchi e monumenti, dell’insegnamento privato supplementare, di manifestazioni sportive, culturali o caritatevoli o di lavori  di emergenza o di solidarietà, di attività agricole di carattere stagionale. Consentito l’utilizzo dei buoni lavoro anche  periodi di vacanza da parte di giovani con meno di 25 anni di età, regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso l’università o un istituto scolastico di ogni ordine e grado. Si eliminano i requisiti soggettivi per poter svolgere prestazioni di lavoro occasionale. Si semplificano le modalità di selezione del concessionario rinviando a un regolamento del ministro del Lavoro che individua il concessionario del servizio e disciplina con proprio regolamento criteri e modalità per il versamento dei contributi e delle relative coperture assicurative e previdenziali. In attesa del decreto ministeriale i concessionari del servizio sono individuati nell’Inps e nelle agenzie per il lavoro. 
 
Contratto di lavoro a tempo determinato (articolo 21). Con l’intervento sul contratto di lavoro a tempo determinato si consente alle parti sociali comparativamente più rappresentative, a ogni livello di contrattazione (nazionale, territoriale, aziendale), di introdurre una disciplina ad hoc, anche in deroga alla normativa di legge, in tema di stabilizzazione dei rapporti di lavoro decorsi 36 mesi e in relazione ai regimi di precedenza dei lavoratori a termine in caso di nuove assunzioni.  Sempre in tema di lavoro a termine, pur confermando che il contratto di lavoro a tempo indeterminato è la regola, si chiarisce che il ricorso a prestazioni di lavoro temporaneo non deve rispondere ad esigenze di carattere eccezionale, ma ad esigenze oggettive, anche se riferibili alla ordinaria attività del datore di lavoro.
 
Energia (articolo 7). Entro 6 mesi il Consiglio dei ministri definirà Una Strategia energetica nazionale e stipulerà accordi per ridurre le emissioni di CO2. Si punta a una diversificazione delle fonti di energia e delle aree geografiche di approvvigionamento; al miglioramento della competitività del sistema energetico nazionale e sviluppo delle infrastrutture nella prospettiva del mercato interno europeo; alla promozione delle fonti rinnovabili di energia e dell’efficienza energetica; alla realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare, all’incremento degli investimenti in ricerca e sviluppo nel settore energetico e partecipazione ad accordi internazionali di cooperazione tecnologica; alla sostenibilità ambientale nella produzione e negli usi dell'energia, anche ai fini della riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra; alla garanzia di adeguati livelli di protezione sanitaria della popolazione e dei lavoratori.
 
Insegnanti e Ata (articolo 64). La disposizione ha lo scopo di ridurre, nel triennio 2009-2011, di un punto il gap esistente tra il rapporto medio alunni-docente esistente in Italia e il corrispondente rapporto medio degli altri paesi europei. Previsto il decremento delle dotazioni organiche del personale Ata (amministrativo, tecnico e ausiliario) nella misura complessiva del 17 per cento. Gli obiettivi, dovranno realizzarsi nel triennio 2009-2011, mediante l’adozione di un piano triennale (2009-2011) che preveda interventi strutturali finalizzati al conseguimento delle economie non inferiori a 456 milioni nel 2009, 1.650 milioni nel 2010, 2.538 milioni nel 2011 e 3.188 milioni a decorrere dal 2012.
 
Istituzioni scolastiche (articolo 63, comma 3). Integrazione del Fondo per il funzionamento delle istituzioni scolastiche per consentire l’acquisto di beni e servizi indispensabili per il mantenimento di un livello minimo di efficienza delle funzioni amministrative e tecniche di dette istituzioni
 
Lavoro flessibile nella Pubblica amministrazione (articolo 49). Linee guida per le Pubbliche amministrazioni sull’utilizzo del lavoro flessibile. Per esigenze temporanee ed eccezionali le amministrazioni pubbliche possono avvalersi delle forme contrattuali flessibili di assunzione e di impiego del personale previste dal codice civile e dalle leggi sui rapporti di lavoro subordinato nell'impresa, nel rispetto delle procedure di reclutamento vigenti
 
Missioni di pace (articolo 63, comma 1). Integrazione di 90 milioni di euro dell’apposito fondo per il rifinanziamento fino al 31 dicembre 2008 della partecipazione italiana alle missioni internazionali di pace in scadenza nel mese di agosto.
 
Orario di lavoro (articolo 41). Modifiche alla disciplina in materia di orario di lavoro.. Semplificati molti adempimenti obbligatori di natura formale nella gestione dei rapporti di lavoro. Abrogazione dell’obbligo del lavoratore di consegnare le dimissioni volontarie presso il ministero del lavoro, nonché l’abrogazione del libro matricola. Istituito il libro unico del lavoro nel quale sono iscritti tutti i lavoratori (subordinati, i collaboratori coordinati e continuativi, anche nella modalità a progetto, i lavoratori in somministrazione e gli associati in partecipazione con apporto lavorativo). Una norma semplifica la tenuta dei documenti di lavoro che consente, in certi casi espressamente previsti, che i documenti dei datori di lavoro possano essere tenuti presso lo studio dei consulenti del lavoro o degli altri soggetti tassativamente individuati.
 
Organizzazione pubblica (articolo 74). Le amministrazioni dello Stato, compresa la presidenza del Consiglio dei ministri, le agenzie, comprese quelle fiscali, gli enti pubblici non economici entro il 31 ottobre 2008 devono ridimensionare gli assetti organizzativi in base ai principi di efficienza, razionalità ed economicità, operando la riduzione degli uffici dirigenziali di livello generale e di livello non generale in misura non inferiore , rispettivamente, al 20 e al 15 per cento. Le dotazioni organiche sono corrispondentemente ridotte.  
 
Part time (articolo 73). Due modifiche alla disciplina del part time nel pubblico impiego. Viene modificata la disciplina relativa alla trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale, che viene subordinata alla valutazione discrezionale dell’amministrazione, effettuata in relazione alle esigenze dei servizi. L’amministrazione potrà respingere la domanda del dipendente quando la trasformazione arrechi pregiudizio alla funzionalità dell’amministrazione e non più, com’è attualmente, nella ristretta ipotesi del grave pregiudizio. Cambia la destinazione delle economie derivanti dalle trasformazioni dei rapporti di lavoro in part time, che sarà destinata all’incentivazione della mobilità del personale solo per le amministrazioni che dimostrino di aver adottato piani di mobilità e di riallocazione, tramite trasferimento di personale da una sede all’altra. Le disposizioni introdotte non sono derogabili dagli accordi e contratti collettivi.
 
Rapporti di lavoro (articolo 39). Misure di semplificazione in materia di adempimenti obbligatori di natura formale nella gestione dei rapporti di lavoro. Prevista l’ istituzione del libro unico del lavoro nel quale sono iscritti tutti i lavoratori e annotate tutte le dazioni in danaro o in natura corrisposte o gestite dal datore di lavoro. Introdotte sanzioni relative alla violazione dell’obbligo di istituzione e tenuta del libro unico, nonché dell’omessa esibizione agli organi di vigilanza del libro stesso.
 
Reclutamento del personale delle società pubbliche (articolo 18). La norma consente alle società che gestiscono servizi pubblici locali a totale partecipazione pubblica di adottare criteri e modalità per il  reclutamento del personale e per il  conferimento degli incarichi nel rispetto dei principi di cui comma 3 dell’articolo 35 del decreto legislativo n. 165 del 2001. Analoga previsione viene stabilita per le altre società a partecipazione pubblica totale o di controllo, prevedendo che  le stesse adottano, con propri provvedimenti, criteri e modalità per il reclutamento del personale e per il conferimento degli incarichi nel rispetto dei principi, anche di derivazione comunitaria, di trasparenza, pubblicità e imparzialità. Escluse dal campo di applicazione della norma le società quotate su mercati regolamentati.
 
Ricerca di eccellenza (articolo 17). Soppressione della Fondazione Iri a decorrere dal 1° luglio 2008: le dotazioni patrimoniali e ogni altro rapporto giuridico della Fondazione Iri in essere sono devolute alla Fondazione Istituto Italiano di Tecnologia, ad eccezione del patrimonio storico e documentale della Fondazione Iri che sarà devoluto a una società totalitariamente controllata dallo Stato che ne curerà la conservazione. Le risorse acquisite dalla Fondazione Istituto Italiano di Tecnologia sono destinate al finanziamento di programmi per la ricerca applicata finalizzati alla realizzazione, sul territorio nazionale, di progetti in settori tecnologici altamente strategici e alla creazione di una rete di infrastrutture di ricerca di alta tecnologia localizzate presso primari centri di ricerca pubblici e privati.
 
Roma Capitale (articolo 78). Nomina del sindaco del Comune di Roma a Commissario straordinario del Governo per la ricognizione della situazione economico-finanziaria del Comune e delle società da esso partecipate e per la predisposizione e attuazione di un piano di rientro dall’indebitamento pregresso. Prevista la concessione al Comune di Roma di   un’ anticipazione di 500 milioni di euro, da parte della Cassa Depositi e Prestiti spa, a valere sui futuri maggiori trasferimenti  statali che dovranno essere attribuiti all’amministrazione comunale.
 
Spesa sanitaria (articolo 79). Disposizione sulla programmazione delle risorse per la spesa sanitaria, che prevedono il concorso del settore alla realizzazione della complessiva manovra di finanza pubblica. Per l’anno 2009 conferma del livello di finanziamento già previsto dalla legislazione vigente, mentre viene fissato per il periodo 2010 e 2011 un livello di finanziamento che sconta una manovra rispettivamente di 2.000 e 3.000 milioni di euro.
 
Spese di giustizia (articolo 52). Disposizioni per il contenimento delle spese di giustizia. Ai fini della quantificazione dell’importo di applica la norma che stabilisce che il funzionario addetto quantifica l'importo dovuto per spese sulla base degli atti, dei registri, delle norme che individuano la somma da recuperare, e prende atto degli importi stabiliti nei provvedimenti giurisdizionali per le pene pecuniarie, per le sanzioni amministrative pecuniarie e per le sanzioni pecuniarie processuali, specificando le varie voci dell'importo complessivo. Entro un mese dal passaggio in giudicato o dalla definitività del provvedimento da cui sorge l’obbligo, l’ufficio procede all’iscrizione a ruolo.
 
Studi di settore (articolo 83, comma 19). In funzione dell’attuazione del federalismo fiscale dal 1° gennaio 2009 gli studi di settore saranno elaborati anche su base regionale o comunale, ove compatibile.
 
Studi di settore ed elenco clienti fornitori (articolo 33). A partire dal  2009 gli studi di settore debbano essere pubblicati in Gazzetta Ufficiale entro il 30 settembre del periodo d’imposta nel quale entrano in vigore. Per l’anno 2008, in via transitoria, il termine di pubblicazione è fissato al 31 dicembre. Modificata la disciplina concernente la comunicazione dei dati Iva.
 
Tav (articolo 12). Abrogati  gli effetti delle revoche delle concessioni rilasciate alla Tav con i contraenti generali in data 15 ottobre 1991 e 16 marzo 1992, consentendo la prosecuzione dei  rapporti convenzionali stipulati da Tav con Rfi.
 
Tenuta dei documenti di lavoro (articolo 40). La disposizione interviene in materia di norme per l’ordinamento della professione di consulente del lavoro: i documenti dei datori di lavoro per lo svolgimento dell’attività di cui all’articolo 2 della legge 12/1979, possono essere tenuti presso lo studio dei consulenti del lavoro o degli altri professionisti indicati nella legge n. 12. All’atto dell’assunzione, prima dell’inizio della attività di lavoro, i datori di lavoro pubblici e privati, sono tenuti a consegnare ai lavoratori una copia della comunicazione di instaurazione del rapporto di lavoro. L’obbligo si intende assolto nel caso in cui il datore di lavoro consegni al lavoratore, prima dell’inizio della attività lavorativa, copia del contratto individuale di lavoro che contenga anche tutte le informazioni previste dal decreto legislativo 152/1997. La presente disposizione non si applica per il personale di cui all’articolo 3 del decreto legislativo 165/2001. Armatori e società di armamento sono tenute a comunicare, entro il ventesimo giorno del mese successivo alla data di imbarco o sbarco, agli Uffici di collocamento della gente di mare nel cui ambito territoriale si verifica l’imbarco o lo sbarco, l’assunzione e la cessazione dei rapporti di lavoro relativi al personale marittimo iscritto nelle matricole della gente di mare, al personale marittimo non iscritto nelle matricole della gente di mare e a tutto il personale che a vario titolo presta servizio.
 
Trattamenti economici aggiuntivi per infermità dipendente da causa di servizio (articolo 70). Razionalizzazione della spesa sostenuta dalla Pubblica Amministrazione per la corresponsione del trattamento economico al personale a cui è stata riconosciuta un’infermità dipendente da causa di servizio. Attualmente oltre all’equo indennizzo, spetta un beneficio economico aggiuntivo calcolato nella misura del 2.50% e del 1.25% prendendo a base il trattamento economico fondamentale. La disposizione prevede, fermo restando il diritto alla corresponsione dell’equo indennizzo, la soppressione delle norme che prevedono tale trattamento economico aggiuntivo.
 
Turn over (articolo 66). Misure per contenere ulteriormente le assunzioni presso le pubbliche amministrazioni. Le amministrazioni dello Stato, gli enti pubblici non economici, le Agenzie, fatte salvi gli specifici programmi di assunzioni già previsti dalla normativa vigente (in particolare per quanto riguarda i corpi di polizia il corpo nazionale dei vigili del fuoco e le agenzie fiscali), le procedure di mobilità e le assunzioni di personale appartenente alle categorie protette, potranno procedere ad assunzioni di personale a tempo indeterminato: per l’anno 2009 nel limite del 10% delle cessazioni verificatesi nell’anno precedente (rispetto al 20% previsto dall’art. 1 comma 523 della legge 296/2006). Nel 2009 potranno essere disposte stabilizzazioni di personale nel limite del 10% del turn-over dell’anno precedente, in luogo del 40% previsto dall’articolo 1, comma 526 della legge 296/2006. Per gli anni 2010 e 2011 nel limite del 20% delle cessazioni avvenute nell’anno precedente (rispetto al 60% ed al 100% previsti, rispettivamente per il 2010 e per il 2011, dalla precedente normativa). Per l’anno 2012 nel limite del 50% del turn over (rispetto al 100% previsto dalla precedente normativa). A decorrere dall’anno 2013 al fine di dare carattere strutturale alle economie conseguite le assunzioni potranno avvenire nei limiti delle cessazioni avvenute nell’anno precedente (e non dei posti vacanti in organico). Le disposizioni riguardano anche il personale in regime di diritto pubblico. Soppressione dei fondi per le assunzioni in deroga già previsti per gli anni 2009 e 2010.   Le disposizioni di contenimento trovano applicazione, nel rispetto della specifica autonomia anche nei confronti delle università. Per gli enti di ricerca, in relazione alla valenza strategica del settore per l’innovazione e lo sviluppo le assunzioni sono consentite nel limite delle cessazioni avvenute nell’anno precedente.
 
Università (articolo 16). Le Università pubbliche possono deliberare la propria trasformazione in fondazioni di diritto privato, che subentrano in tutti i rapporti attivi e passivi e nella titolarità del patrimonio dell’ateneo. Al fondo di dotazione delle fondazioni universitarie è trasferita, con decreto dell’Agenzia del demanio, la proprietà dei beni immobili già in uso alle Università trasformate. Gli atti di trasformazione e di trasferimento degli immobili e tutte le operazioni connesse sono esenti da imposte e tasse. Le fondazioni universitarie sono enti non commerciali e perseguono i propri scopi secondo le modalità consentite dalla loro natura giuridica e operano nel rispetto dei principi di economicità della gestione.
 
Contribuzione (articolo 20). Estensione dell’assicurazione per la maternità e la malattia - limitatamente ai lavoratori con qualifica di operai - ai dipendenti delle imprese dello Stato, degli enti pubblici e degli enti locali privatizzate e a capitale misto, attualmente esclusi dall’obbligo di assicurazione. Estesa l’assicurazione contro la disoccupazione involontaria e la mobilità ai dipendenti delle aziende esercenti pubblici servizi. Obbligatorietà della riunificazione delle cause relative allo stesso credito previdenziale, stabilendo che, a fronte di una pluralità di domande che frazionino un medesimo credito, la riunificazione debba essere sempre disposta d’ufficio dal giudice. Gli assegni sociali saranno corrisposti agli aventi diritto, a condizione che siano residenti in via continuativa nel territorio nazionale per almeno cinque anni. Non vengono riconosciuti compensi ai componenti dei Comitati provinciali che gestiscono il contenzioso amministrativo dell’Inps. L’Inps metterà a disposizione dei Comuni un’apposita piattaforma informatica per procedere alla trasmissione delle comunicazioni relative ai decessi e alle variazioni dello stato civile. Il ritardo nelle comunicazioni obbligatorie oltre il termine massimo di due giorni dalla data di conoscenza dell’evento, realizza un’ipotesi di danno erariale.
 
Cumulo fra pensione e redditi da lavoro (articolo 19). Dal 1° gennaio 2009 la piena cumulabilità tra pensione anticipata rispetto a 65 anni per gli uomini e a 60 anni per donne con i redditi da lavoro autonomo e dipendente. Riordino della disciplina in materia di cumulo tra pensione e reddito di lavoro nel sistema contributivo uniformandola a quella prevista nei regimi retributivo e misto, vista l’uniformità di requisiti di accesso al pensionamento anticipato in tutti e tre i regimi.
 
Giacimenti di idrocarburi (articolo 8). Riapertura delle possibilità di sfruttamento dei giacimenti di gas naturale dell’Alto Adriatico e agevolazioni per lo sfruttamento dei giacimenti cosiddetti marginali. Il vigente divieto di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi si applicherà fino a quando il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’ambiente, non abbia definitivamente accertato la non sussistenza di rischi apprezzabili di subsidenza sulle coste, sulla base di nuovi e aggiornati studi, che dovranno essere presentati dai titolari di permessi di ricerca e delle concessioni di coltivazione, utilizzando i metodi di valutazione più conservativi e prevedendo l’uso delle migliori tecnologie disponibili per la coltivazione. Previsto il trasferimento della titolarità della coltivazione dei giacimenti marginali a soggetti di dimensioni proporzionate all’investimento, senza prevedere costi per l’Amministrazione
 
Entrata in vigore (articolo 85). Il decreto legge 25 giugno 2008 n. 112 (“Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione Tributaria”), pubblicato sul supplemento ordinario n. 152 alla Gazzetta Ufficiale del 25 giugno 2008 n. 147 è entrato in vigore il 25 giugno 2008.   Espropriazione immobiliare (articolo 83, comma 24). In caso di espropriazione immobiliare da parte del concessionario della riscossione il prezzo base dell’incanto è pari all’importo stabilito dall’articolo 52, comma 4, del Dpr 131/1986, moltiplicato per tre.
 

Solidarietà a Sabina Guzzanti e alle migliaia di persone scese in piazza al No Cav-day!

La verità fa male alla casta e al Vaticano!

Questa campagna diffamatoria è un ulteriore attacco ai diritti conquistati con la Resistenza!

Avanziamo nella costruzione del Blocco Popolare elettorale!

 

In questi giorni tutti i politicanti borghesi della vecchia destra (banda Berlusconi) e della nuova destra (PD), il Vaticano e i media stanno dando addosso a Sabina Guzzanti per il suo intervento al No Cav-day che si è tenuto a Piazza Navona (Roma) l’8 luglio. La Sinistra L’Arcobaleno è latitante e intellettuali come Camilleri che, dopo aver partecipato, all’ultimo si accodano alla campagna denigratoria. Non solo! Veltroni ha condannato duramente Di Pietro per aver organizzato una manifestazione del genere a cui hanno partecipato migliaia di persone determinate a lottare contro la banda Berlusconi e in rotta con la linea di conciliazione del PD.

Questa campagna bi-partisan benedetta dalla Corte Vaticana contro il No Cav-day è eversiva, terroristica e mette in discussione i diritti democratici conquistati con la Resistenza dalle masse popolari del nostro paese. E’ in atto il tentativo di mettere a tacere tutte le forme di opposizione e dissenso, a cominciare dalla libertà di espressione e organizzazione delle masse popolari.

Su you tube abbiamo visto più volte l’intervento della Guzzanti. L’unica critica che possiamo farle è di non aver detto chiaramente che i vari Berlusconi, Veltroni, Casini, Ratzinger sono membri di una classe che va eliminata e con essa il suo sistema di sfruttamento e miseria, il sistema capitalista, e instaurare il socialismo. La Guzzanti ha detto le cose come stanno ma ancora nell’ottica della sinistra borghese: il voler rendere il capitalismo più umano, il voler rendere i padroni più buoni, il non concepire un altro mondo al di fuori di quello capitalista. Questa è la critica che ci sentiamo di farle.

Non ci sentiamo assolutamente di criticarla, anzi ci sentiamo di sostenerla per aver mostrato la falsa “buona” morale dei membri della casta che mentre da un lato chiamano alla “castità” e alla “sobrietà” le masse popolari, dall’altro si danno a vizi e stravizi con i soldi che succhiano alle masse popolari. La sosteniamo per aver denunciato la funzione anti-democratica e mistificatrice dei media, il ruolo del Vaticano nella caduta del governo Prodi, la complicità tra centro-destra e quello che lei chiama ancora centro-sinistra (PD).

La sosteniamo per aver denunciato le aggressioni razziste nei confronti degli immigrati e dei gay sferrate dai fascisti con la complicità degli sbirri e con la benedizione del Vaticano: “tutto questo avviene grazie alla politica razzista perpetrata dal Vaticano che sta introducendo valori aberranti nella magnifica repubblica fondata sulla Resistenza e laica”. La sosteniamo per aver detto chiaramente che “non c’è un solo motivo al mondo per cui Ratzinger avrebbe dovuto inaugurare l’anno accademico nelle nostre università” e avergli augurato l’inferno: noi, che non crediamo all’inferno, siamo più concreti e lottiamo per fare dell’Italia un nuovo paese socialista, mettere fine al Vaticano e ai suoi privilegi e mandare in miniera i vari Ratzinger (cosa che per loro sarebbe molto peggio dell’inferno!). E non siamo i soli: cresce infatti l’insofferenza nei confronti del Vaticano e della sua corte anche nelle componenti democratiche e progressiste presenti nel mondo cattolico, che per prime ne soffrono l’oppressione, l’oscurantismo e l’anti-democraticità.

Infine, la sosteniamo per l’appello alla mobilitazione popolare, al controllo popolare che la Guzzanti ha lanciato alla fine del suo intervento, rompendo con la “pace sociale”, con la “politica da salotto lontana dalle piazze” tanto sperata dalle due nuove destre. Anzi, lanciamo l’appello alla Guzzanti a partecipare alla costruzione del Blocco Popolare elettorale, ossia un ampio fronte composto da tutti i comunisti, gli anti-imperialisti, i sinceri democratici, gli intellettuali, i comitati di lotta e le associazioni progressiste. Un Blocco Popolare che promuova il controllo e il protagonismo delle masse popolari, composto da candidati revocabili e che unisca le lotte nelle piazze con le irruzioni nel “teatrino della politica borghese”, per difendere i diritti strappati dalle masse popolari e conquistarne di nuovi, per ostacolare la mobilitazione reazionaria e alimentare il movimento di resistenza della masse popolari, per la costruzione di un nuovo mondo possibile.

La Guzzanti nel suo intervento ha affermato giustamente che “stiamo imparando tutti a fare politica” e dobbiamo lottare “per votare alle prossime elezioni una forza e un programma che possiamo votare con convinzione”. Oggi questa forza non esiste. Bisogna costruirla. Sarebbe da ingenui riporre ancora speranze nei partiti della sinistra borghese e della nuova destra. In campo elettorale l’unica reale alternativa è la costruzione del Blocco Popolare. E le reazioni violentissime alla manifestazione di Roma a cui hanno partecipato migliaia di persone e all’intervento della Guzzanti dimostrano quanto sia temuta dalla casta l’irruzione delle masse popolari nel “teatrino della politica borghese”: perché quando il gatto non c’è i topi ballano! E’ arrivato il momento però di farli correre i topi, altro che balli e giravolte. Bisogna metterli spalle al muro anche nei loro salotti, restringere le loro possibilità di intrallazzare e cospirare sulla pelle delle masse popolari.

Se alla parole devono seguire i fatti, questa è la strada da intraprendere. Altrimenti la denuncia da sola alla lunga crea solo demoralizzazione. Bisogna invece innalzare la bandiera della riscossa e del controllo popolare.

Difendiamo i diritti conquistati con la Resistenza!

Costruiamo il Blocco Popolare elettorale!

Partito dei Comitati di Appoggio alla Resistenza - per il Comunismo (CARC)

 

 

IL DESERTO ROSSO AVANZA TRA TRUPPE CAMMELLATE, SCIACALLI E SCEICCHI LOCALI

In questi giorni è in corso di svolgimento il congresso più infuocato, dopato e cammellato (*) nella storia del Prc, in cui si consuma uno scontro che non ha nulla di nobile ed epico, ma corrisponde solo ad una spregevole resa dei conti finale. Va in scena una farsa grottesca che non concede momenti di tregua alle risse plateali e alle faide intestine tra gli sceicchi del partito, né consente spazi di agibilità e serenità democratica, di libero dibattito e confronto sui contenuti reali delle questioni. Semmai qualcuno avvertisse il bisogno di un riscontro empirico, la vicenda fornisce l'ennesima, incontestabile prova che i burocrati sanno occuparsi solo di insulsi cavilli burocratici. Un deserto morale, intellettuale e politico avanza senza sosta e senza ostacoli, soffocando e annebbiando le coscienze, spegnendo i desideri e i sogni di compagni ingenui ed ignari, estranei a logiche e disegni machiavellici. 

Divisi in fazioni contrapposte si azzuffano i seguaci mistici di un fanatismo pseudo-ascetico che dissimula il comportamento farisaico ed opportunista dei dirigenti forchettoni, messi al riparo da eventuali accuse ed assalti frontali. In una cornice surreale e parossistica si celebra l'apoteosi del cretinismo parlamentare, malattia senile dell'opportunismo, per cui non resta che redigere l'epitaffio funebre di un covo sepolcrale di funzionari mediocri ed arrivisti: "Chi di parole e poesie ferisce, di parole e poesie perisce". Falsi poeti e parolai, insediati comodamente al comando del partito, si ergono a giudici implacabili quanto iniqui, pronti a ripartire per adagiare nuovamente il proprio onorevole deretano sugli scranni del parlamento borghese. 

Oggi sono in preda ad una grave crisi d'astinenza i dis-onorevoli delusi e... trombati. La ludoteca estiva riservata ai cretini parlamentari e agli pseudo-rivoluzionari da accatto, refrattari alla lotta ed incapaci di abnegazione, facili ed inclini all'oratoria televisiva, è infestata da ottusi burocrati, presuntuosi sputasentenze e saccenti predicatori (im)morali che razzolano peggio di farabutti e pregiudicati senza scrupoli. L'oscuro ed infernale regno del terrore, il tempo degli inganni e delle menzogne, delle ambiguità e delle mistificazioni, delle inquisizioni e delle epurazioni, delle censure e delle reprimende, sembra essere tornato agli antichi fasti e splendori staliniani. Come affermava giustamente Karl Marx, la storia si ripete sempre due volte: la prima volta in tragedia, la seconda in farsa. Ed io aggiungo anche in pubblico ludibrio. Ma una clamorosa risata collettiva li seppellirà! Altro che critica e superamento degli schematismi ideologici novecenteschi, come predicava l'inFausto Berty-Notte. Qui siamo precipitati in pieno revisionismo ideologico, nell'opportunismo più sordido e affarista, nel qualunquismo e nell'apatia, nella negazione della politica come partecipazione autentica, non drogata e cammellata. Il partito di gramsciana memoria, il partito come modello e anticipazione della futura società comunista, è ormai ridotto ad un cumulo di macerie.

Lucio Garofalo

(*) Il termine "cammelli" viene comunemente usato per indicare quei tesserati che compaiono improvvisamente quando si svolgono i congressi di circolo: gente che nessuno ha mai visto, che non ha mai svolto alcuna attività e che, naturalmente, non partecipa in alcun modo al dibattito, ma che si materializza miracolosamente al momento del voto, esibendo tessere nuove di zecca. (Definizione tratta dal sito www.bellaciao.org)

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AI VERI COMPAGNI ANCORA PRESENTI NEL PRC

Con questa breve missiva intendo rivolgermi principalmente ai militanti e simpatizzanti di base del Prc, a tutti i compagni che non sono stati ancora corrotti dal virus del potere e dell'ideologia borghese, che invece ha contagiato una parte consistente dei quadri dirigenti, quei "forchettoni rossi" che si accingono ad affossare definitivamente un partito in agonia, senza concedergli nemmeno la cerimonia delle esequie. Anzi, la liturgia funebre sta per essere celebrata direttamente nella fase congressuale in corso in questi giorni. E' ormai evidente che il Prc è un partito profondamente e irrimediabilmente malato, incancrenito, praticamente esanime, che sopravvive solo grazie alle ingenti trasfusioni di sangue generosamente (ed ingenuamente) donato dai compagni della base. 

Lo si intuisce da molteplici sintomi, anche (ma non solo) dal riemergere di pratiche, metodi e comportamenti che sono a dir poco discutibili, indegni di un partito realmente libero, democratico, progressista, a maggior ragione se si tratta di una forza politica che si dichiara ancora "comunista" (almeno in alcuni proclami teorici e propagandistici), un organismo politico che annovera al suo interno diverse componenti e soggettività (si pensi, ad esempio, ai sedicenti "poeti" quali Vendola) che si richiamano ad una tradizione di civiltà, correttezza e moralità pubblica. 

Per la serie "da che pulpito viene la predica". Non che in passato il partito fosse esente da "stranezze" e "anomalie" di ordine non semplicemente formale, ma i frequenti e deprecabili casi di doping del tesseramento (tanto per essere espliciti) nell'attuale fase congressuale di Rifondazione sono la spia inquietante di una crescente degenerazione burocratica, di una corruzione morale, ideologica e politica dilagante, che non trova riscontri e precedenti nella sua storia. Tali "episodi" sono il segnale di un declino inarrestabile che preannuncia la fine più ignobile ed ingloriosa. 

Dopo la disfatta elettorale era lecito attendersi un tentativo di riscossa e rinascita, ma se lo sforzo per riprendersi dallo stato comatoso è quel deprecabile tipo di gestione, per nulla corretta e trasparente, quella partecipazione dopata a cui si assiste in numerosi congressi di circolo, allora significa che il partito, già esangue da tempo, è ormai ridotto alla fase terminale della sua lunga degenza clinica. Invece di essere l'occasione per promuovere un momento di autentica ed intensa partecipazione politica diretta, di "democrazia orizzontale" (un concetto che piace tanto, almeno a chiacchiere, a personaggi ambigui ed ipocriti quali Bertinotti, Vendola e i loro adepti) a partire dalle istanze di critica e di rinnovamento effettivo, dai bisogni radicali di trasparenza e di libero confronto, dalle legittime richieste e rivendicazioni democratiche provenienti dal basso, ossia dagli attivisti e dai militanti della base (e, perchè no, anche dai semplici simpatizzanti, pur non potendo esercitare alcun diritto di voto), questo congresso si sta rivelando un'altra amara e fallimentare esperienza che tradisce la reale natura autoritaria, liberticida e antidemocratica del Prc: un covo di burocrati forchettoni. Si sta consumando l'atto finale di una triste vicenda in cui riaffiorano procedure, stili e orientamenti che sono quantomeno esecrabili.

Lucio Garofalo


 

Lettera aperta all'Ordine dei Giornalisti e alla FNSI - 30/6/08

di Angela Lano

vi segnalo che a seguito dell'articolo pubblicato il 5 marzo 2008 sul Corriere della Sera, a firma di Magdi Allam, la sottoscritta ha dovuto passare una mattina alla Digos di Torino, interrogata sul proprio lavoro e competenze, e sulla "lettera a Napolitano" pubblicata su Infopal.it il 4 marzo - e ripresa dal giornalista sopracitato.

Ricordo che l'articolo di Allam, molto gridato e allarmistico, denunciò "minacce" al presidente della Repubblica (minacce, sostengono i nostri avvocati, assolutamente non presenti nella lettera, scritta e diffusa via email dal "Comitato ricordare la Nakba", e da me pubblicata), e compilò una sorta di "black list" con i nominativi della sottoscritta, in qualità di direttrice dell'agenzia stampa Infopal.it -, e di tutto il nostro Comitato di Consulenti (composto da docenti universitari, avvocati, giornalisti, ecc.).

Ora mi ritrovo "attenzionata" dalla Digos, con una qualche procedura investigativa in corso, senza aver commesso reato alcuno. Soltanto perché un giornalista ritiene la libertà di parola e di pensiero, in Italia, una violazione della legge. La sua.

Mi chiedo: può mai una persona scrivere ciò che le pare su un giornale, accusando gli altri, compilando liste di proscrizione (non è la prima volta che lo fa. Nel 2007 mise alla berlina circa 200 tra colleghi e accademici rei di non pensarla come lui), allertando i servizi, le digos, le procure e le istituzioni varie italiane?

Infopal è comparsa più volte nel suo sito e nei suoi articoli in qualità di organizzazione "terroristica" . Ma vi pare normale? Ma non c'è modo di tutelarsi dalle pericolose fandonie di un collega che si arroga per sé ogni libertà, violando il diritto altrui, mentre, allo stesso tempo, nega agli altri la stessa libertà di cui egli si appropria?

Allam è uomo pericoloso, funzionale al clima di caccia alle streghe contro islamici, immigrati in genere, arabi.

I suoi scritti hanno causato gravi problemi a cittadini italiani e stranieri (alcuni sono stati espulsi ed estradati in Paesi dove viene praticata la tortura), e ne stanno creando anche a me, che mai ho violato leggi o regole, e ad altre persone.

Non accorgersi che questo tipo di giornalismo sta minacciando le fondamentali libertà civili italiane è un errore gravissimo. Significa che la Storia del secolo scorso, nella sua immane tragicità, nulla ci ha insegnato.

Gli scritti di Allam alimentano l'odio tra le comunità presenti in Italia e gli Italiani stessi. Fomentano la xenofobia, incoraggiano leggi-vergogna e istigano alla violenza. E sono, strumentalmente, "presi sul serio" da chi pianifica un clima di intolleranza funzionale a ben altro.

Possibile che non si veda dove stiamo finendo e che nessuno pensi di muoversi per prevenire nuove ondate di razzismo e di anti- qualcos'altro?

In ogni caso, mi rivolgerò a Reporters sans frontières, all'Europarlamento e ad altri organi internazionali per denunciare loro una situazione divenuta ormai insostenibile per molta gente onesta.

Vi saluto caramente.

 

Cari Compagni, Vi mando le due mozioni contro le estradizioni / Espulsioni Dei Compagni Turchi approvate sia dal consiglio Provinciale di Lecce  che dal Consiglio Regionale Pugliese.

Certo La Battaglia continua, fino alla Vittoria, però penso che questa sia una grande vittoria della solidarietà e della lotta di tutti i Compagni che si sono mobilitati perche lo stato fascista turco e i suoi alleati in Europa non abbiano terreno facile per calpestare i più elementari diritti politici, democratici e logistici di chi si batte contro la barbarie del sistema capitalistico.

MOZIONE

Oggetto: estradizione attivisti per i diritti umani.

Il Consiglio regionale

Premesso che

Dal 1 aprile 2004, a seguito di una operazione repressiva organizzata dalle Autorità turche in collaborazione con quelle di vari Stati europei, giacciono nelle italiche galere due militanti ed intellettuali comunisti, Avni Er e Zeynep Kilic, rei solamente di aver svolto una massiccia opera di contro-informazione sulle politiche repressive dello Stato turco. La Corte di Assise di Perugia, il 20 dicembre 2006, li ha condannati rispettivamente a 7 e 5 anni di reclusione per “appartenenza” al DHKP-C, un partito comunista della sinistra rivoluzionaria turca inserito arbitrariamente (come riconosciuto il 23/1/08 dall’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa) nelle famigerate liste nere stilate istericamente dall’Unione Europea dopo l’11 settembre. Il 23 gennaio 2007 la Corte d’Appello di Perugia ha confermato le condanne di primo grado, con l’espulsione dal territorio italiano a fine pena. Il 10 aprile 2008 la Corte di Appello di Sassari si è pronunciata avverso la richiesta di estradizione di Avni Er avanzata dalle Autorità turche.

Considerato che

Il 7 febbraio 2008 la Corte d’Appello di Anversa, impegnata a giudicare altri 11 militanti del DHKP-C, si è rifiutata di riconoscere tale organizzazione quale “gruppo terroristico”, prosciogliendo tutti gli imputati. L’articolo 10 della Costituzione italiana recita: “Non è ammessa l'estradizione dello straniero per reati politici.” e “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge.” Le Autorità italiane procedendo all'espulsione di Avni Er e Zeynep Kiliç consegneranno due oppositori politici nelle mani dei loro aguzzini, contravvenendo alle stesse norme di diritto internazionale.

Impegna il Governo Regionale

A farsi promotore nelle forme e nelle modalità di competenza, presso il Presidente della Repubblica italiana ed il Ministro della Giustizia, affinché lo Stato italiano non conceda l’espulsione di Avni Er né della attivista Zeynep Kilic attualmente rinchiusa nel CPT di Ponte Galeria a Roma con il rischio di una prossima espulsione. Si impegna a farsi promotore perché venga accolta l’istanza di asilo politico presentata da Zeynep Kilic.

Bari 24 giugno 2008

(approvato 24 giugno 2008 con astensione di AN)

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P R O V I N C I A D I L E C C E

GRUPPO CONSILIARE RIFONDAZIONE COMUNISTA SINISTRA

EUROPEA

I Consiglieri

Donato Margarito e Flavio Fasano

Al Presidente della Provincia di Lecce, Sen. Giovanni Pellegrino

Al Presidente del Consiglio Provinciale, Sergio Bidetti

ODG: No all'estradizione in Turchia di Avni Er e Zeinep Kilic.

PREMESSO:

1) che i due cittadini (Avni Er turcho, Zeinep Kilic curda) menzionati nell'oggetto,

sono, rispettivamente, il primo nel carcere di Nuoro e la seconda nel carcere di

Rebibbia a Roma, in seguito ad una sentenza di condanna in primo grado per attività

terroristica, emessa dal tribunale di Perugia;

2) che, in attesa della conclusione dell'iter processuale che potrebbe ribaltare la

sentenza di primo grado o, comunque, per motivi di prudenza, che dovrebbero

indurre ad aspettare che la giustizia faccia, fino in fondo, il suo corso, sarebbe

auspicabile che il Ministro della Giustizia, non proceda alla concessione

dell'estradizione, richiesta dal governo turco;

3) che, in realtà, la difesa legale dei due cittadini turchi, attualmente detenuti in Italia,

sostiene che entrambi hanno svolto la loro attività politica di comunisti alla luce del

sole, senza aver mai compiuto atti di violenza verso qualcuno o qualcosa, limitandosi

GRUPPO CONSILIARE RIFONDAZIONE COMUNISTA – SINISTRA EUROPEA

Telef. 0832/683261 – 0833/763148 – 349/8459648

soltanto a raccogliere e divulgare informazioni sulla politica repressiva che il governo

turco attua, spregiudicatamente, contro ogni dissenso e opposizione;

4) che da Amnesty International, dalla Commissione ONU e da numerosi altri

organismi mondiali giungono severe e ripetute condanne nei confronti del governo

turco che ricorre, sistematicamente, alla violazione dei diritti umani, alla repressione

violenta del dissenso interno e alla palese interruzione di ogni, pur minimo, processo

di democratizzazione del paese;

in data 19 Marzo 2008 il Consiglio Provinciale non solo ha discusso il presente

ordine del giorno depositato

c/o l'Ufficio di Presidenza in data 18.12.2007 – ma

con voto unanime ha preso posizione contro l’estradizione dei compagni Avni er

e Zeynep Kilic, al di la dell’iter giuridico italiano, ed ha incaricato il Presidente

Giovanni Pellegrino di farlo pervenire, in tempi rapidissimi, nelle mani del

Ministro della Giustizia, spiegando le ragioni del garantismo giuridico e quelle

umanitarie del diritto internazionale che ne sono alla base.

Lecce 19. 03. 2008

Donato Margarito

Flavio Fasano

GRUPPO CONSILIARE RIFONDAZIONE COMUNISTA – SINISTRA EUROPEA

Telef. 0832/683261 – 0833/763148 – 349/8459648

 

 

 

ANCONA - Cos'è veramente Impregilo? 

Nell'aprile scorso questa grande società per azioni italiana si è aggiudicata l'appalto per la costruzione dell'uscita ad ovest del porto di Ancona. Come i cittadini sanno, l'uscita è un'infrastruttura che ha lo scopo di sgravare il porto dall'eccessivo traffico di mezzi pesanti provenienti da Grecia, ex Jugoslavia e Turchia, una parte della città e della sua periferia. Il progetto è stato ampiamente criticato da cittadini che non vorrebbero affacciarsi dal terrazzo di casa e trovarsi di fronte una sopraelevata. Ma questa è un altro aspetto della vicenda. Piuttosto, molti anconetani non sanno quale sia il recente trascorso dell' Impregilo, società dal fatturato di 2,627 miliardi di euro nel 2007, scelta dal consiglio di amministrazione dell'Anas di Roma come promoter per l'avvio del project financing dell'uscita ovest del porto della città.

Ponte sullo stretto - Il principale general contractor italiano nel settore delle grandi opere, si aggiudicò nell'ottobre del 2005 la gara internazionale per la realizzazione del ponte sullo Stretto, guidando una cordata di imprese. Quest'opera come si poteva immaginare si è dimostrata una vera e propria una patata bollente per chiunque intenda farci dei guadagni. Il 4 novembre del 2005 la "Direzione investigativa antimafia" denuncia che "Cosa nostra tende a rafforzare la propria maglia invasiva con interventi volti a tentare di interferire anche sulla realizzazione di grandi opere d'interesse strategico nazionale, quale ad esempio il ponte sullo stretto". Sul progetto si aprono due inchieste. Una riguarda l'impatto ambientale sul territorio, materia sulla quale l'Unione europea si era già espressa avviando una procedura d'infrazione già il 25 ottobre, poiché lo studio del Governo "non è stato fatto correttamente". L'altra inchiesta condotta dai Pm di Monza, Pizzi e Mapelli, riguarda invece direttamente l'Impregilo. La procura si mosse a seguito dell'intercettazione telefonica di una conversazione tra l'economista ed editorialista del Foglio e del Giornale Carlo Pelando e Paolo Savona, all'epoca presidente della multinazionale. Gli investigatori stavano registrando le conversazioni dei vertici di Impregilo nell'ambito di un'inchiesta per falso in bilancio e false comunicazioni sociali, nella quale sono indagati a vario titolo Paolo Savona e Pier Giorgio Romiti, figlio dell'ex presidente di Fiat. Nella telefonata Pelanda sostiene di essere stato rassicurato da Marcello Dell'Utri circa la vittoria della società di Savona, cosa che è poi avvenuta e che un bookmaker siciliano, esperto in scommesse sulle gare d'appalto dava favorita da tempo. In effetti il 13 ottobre la gara è stata vinta da Impregilo. Quando gl'investigatori chiedono a Savona che cosa c'entrasse Dell'Utri, lui risponde che "Pelanda mi stava spiegando che noi eravamo obbiettivamente i favoriti". L'economista conosceva bene il senatore di Forza italia, visto che era stato presidente dei circoli del "Buongoverno". Dunque, la vittoria della gara d'appalto fu una coincidenza? Mistero. Ad ogni modo le magagne giudiziarie della società che dovrà lavorare per l'uscita ad ovest del porto di Ancona non finiscono qui.

Rifiuti - Nell'anno 2000 la Fibe (sigla ottenuta dai nomi delle imprese Fisia, Impregilo, Babcock, Evo Oberrhausen) si aggiudicò l'appalto statale per l'intero ciclo di raccolta e smaltimento industriale dei rifiuti della regione Campania. Notare bene, Fibe e Fibe Campania sono aziende del Gruppo Fisia, a sua volta controllata al 100% da Impregilo. Uno dei principali motivi per cui l'appalto fu vinto dal Gruppo Impregilo riguardò il ridotto tempo di realizzazione degli impianti di incenerimento. I tempi di realizzazione dell'inceneritore di Acerra contrattualizzati erano di 300 giorni. Attualmente l'inceneritore non è ancora concluso. Il 27 giugno 2007 il gip del tribunale di Napoli, accogliendo le richieste che erano state formulate dalla procura, deposita un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti degli esponenti del commissariato straordinario per l'emergenza e delle società responsabili degli impianti per lo smaltimento dei rifiuti (Impregilo, Fibe, Fibe campania e Fibe italimpianti). L'ordinanza contiene accuse durissime: le imprese sono accusate di aver operato una "truffa aggravata ai danni dello stato e frode in fornitura". Tra i 28 indagati figurano i vertici dell'Impregilo Piergiorgio e Paolo Romiti, ex resposabili del gruppo delle società che hanno operato in Campania fino al gennaio 2006 come gestori dello smaltimento. La magistratura di Napoli decide di congelare i conti correnti italiani del gruppo Impregilo, per un valore di 750 milioni di euro. Poi nel maggio 2008 vengono arrestate 25 persone, fra cui Massimo Malvagna, amministratore delegato di Fibe S.p.a., con varie accuse connesse al traffico dei rifiuti. E' sufficiente tutto ciò, per accendere un campanello d'allarme tra i cittadini anconetani?


 

14 GIUGNO 2008 NON C’E’ SICUREZZA SENZA DIRITTI

MANIFESTAZIONE DELLA ROMA ANTIRAZZISTA ED ANTIFASCISTA, DELLA SOLIDARIETA' E DELLE DIFFERENZE, DELL'AUTOGESTIONE E DELLA CULTURA DIFFUSA, DELLE PERIFERIE E DELLE LOTTE SOCIALI

Caduto l’IMPERATORE dello spettacolo e del mattone, NON CADE L'IMPERO.

Dopo settimane di vergognose offensive politico-mediatiche che hanno strumentalizzato il tema della sicurezza facendo degli immigrati ed in particolare dei ROM un vero e proprio capro espiatorio delle drammatiche contraddizioni urbane e sociali delle nostra città; dopo le roboanti promesse di cambiamento pronunciate in campagna elettorale dal nuovo RE di ROMA; all’alba dell’insediamento del Sindaco Alemanno e del nuovo governo delle Destre, la città si sveglia nel pieno di una svolta populista, autoritaria e xenofoba; una deriva reazionaria sostenuta da tutti i poteri forti, con in testa ovviamente LA CURIA e le immancabili LOBBY DEL MATTONE. Le recenti aggressioni a gay e trans al Prenestino, agli studenti presso l’Università la Sapienza, pur nella loro diversità rappresentano un segno tangibile della svolta autoritaria annunciata in Campidoglio. Come lo sono le dichiarazioni rilasciate sugli sgomberi degli immobili occupati dai senza casa e dei centri sociali che rendono evidenti le reali priorità di governo del nuovo esecutivo cittadino. In questo clima da assedio alla società, in nome dei profitti e del mercato, tutti diventano nemici, i precari del terzo settore perchè guadagnano troppo, e vanno sostituiti con volontari o stagisti a pochi euro al mese, coloro che lavorano nel pubblico impiego perchè sono fannulloni e quindi vanno licenziati, tutti i precari e le precarie perchè forse domani chiederanno qualcosa di più dalla vita che la mancetta da lavoro per sopravvivere a casa di mamma e papà, oppure morire di lavoro o strozzati dal mutuo o dall'affitto a libero mercato. Pezzo dopo pezzo, si sta smontando un concetto di sicurezza e legalità che, come una preghiera viene trasmesso tutti i giorni dall'altare dei media per sacrificarci e regalare nelle loro mani il nostro presente negato ed il nostro futuro impossibile. Nel nostro vocabolario alle parole insicurezza e paura troviamo scritto precarietà a vita, reddito incerto, ritmi di lavoro inaccettabili e morte sul lavoro ed una qualità della vita che non migliora mai, ferita attraverso la demolizione dei diritti e degli spazi di libertà. La nostra “insicurezza” è legata al carovita, alla mancanza di reddito, all’aumento spropositato degli affitti e dei prezzi delle case, ad un processo di precarizzazione del lavoro e della vita che non consente ad una fascia sempre più ampia di cittadini di arrivare alla fine del mese e di vivere dignitosamente. E’ il frutto di una corsa sfrenata alla produttività ed al mercato che produce ritmi di lavoro da capogiro, che nega diritti e sicurezza, che alimenta la “guerra interna” delle morti sul lavoro. LA NOSTRA INSICUREZZA è legata alla condizione di ricattabilità permanente in cui stanno relegando i migranti che vivono e lavorano nelle nostre città e nel nostro paese, a cui vengono negati accoglienza e diritti, perché ciò è utile ad alimentare una folle competizione al ribasso nel mercato del lavoro, a scavare solchi di solitudine ed incomunicabilità sociale. In questi anni Roma è STATA LA METROPOLI più produttiva d’Italia, tempio dello sfruttamento e della precarietà, capitale dei Re di Roma e città delle baraccopoli. In questi anni Roma è stata deturpata e saccheggiata dai pescecani della rendita (Caltagirone, Toti, Ligresti, Parnasi, Pulcini, Vaticano) e da una giunta che ha votato un Piano Regolatore INFAME. Grazie a loro e a chi li ha favoriti, Roma è oggi una delle metropoli mondiali con i prezzi più alti per l'affitto e per l'acquisto di una abitazione, con 270 mila case sfitte e una lista d'attesa per una casa popolare lunga 35 mila famiglie.

L'ALTRA ROMA SCENDE IN PIAZZA...

L'ALTRA ROMA DIFENDERA' i centri sociali conquistati aprendo nuovi spazi di aggregazione e solidarietà, socialità e mutualismo, autorganizzazione e controcultura in ogni quartiere. L'ALTRA ROMA CONQUISTERA' un vero piano di Case Pubbliche per dare una abitazione degna a tutti e tutte, italiani o migranti, per sottrarre le nostre vite agli interessi del mercato e riconquistare la casa come bene comune. L'ALTRA ROMA DIFENDERA' le grandi risorse dei nostri territori, per la vivibilità ed i servizi nei nostri quartieri in difesa dei beni comuni e della nostra salute. L'ALTRA ROMA CONQUISTERA' un lavoro sicuro ed un reddito garantito per tutti e tutte, parità di diritti e politiche di accoglienza per costruire una città plurale, delle diversità e delle molteplicità, attraverso l’autogoverno. L'ALTRA ROMA DIFENDERA' quelle forme di vita, espressive, artistiche che entrano in conflitto con le regole del mercato dello spettacolo e del divertimento. Questi sono i tasselli di un mosaico, di una sfida più ampia in grado di affermare l’idea e la realtà di un'Altra Città possibile da conquistare strada per strada, metro dopo metro, libertà dopo libertà. Per questo invitiamo tutti e tutte a costruire attivamente, in una forma ampia e reticolare, la manifestazione cittadina di sabato 14 Giugno che muoverà dal complesso dell’ex Regina Elena, che dopo anni di abbandono e incuria da parte dell’Università, è stato occupato da circa trecento nuclei familiari ora sotto sgombero. Scenderà in piazza la Roma dei movimenti di lotta per la casa, degli centri sociali, degli studenti in movimento, dei comitati di quartiere, dei precari e degli antirazzisti per alimentare conflitti, immaginari, nuove prospettive di trasformazione. Scenderà in piazza e si ricorderà di gridare a gran voce “Libertà per Emiliano”, studente e attivista agli arresti domiciliari dopo essere stato aggredito dai neofascisti di Forza nuova presso l’università la Sapienza lo scorso 27 maggio.

Roma non diventerà mai chiusa, inospitale, razzista.

Case, Reddito, Diritti per Tutti e Tutte ! 

Sabato 14 Giugno 2008 ore 16.00 Manifestazione 

da Regina Elena Via del Castro Laurenziano

 

marzo 2006, il manifesto intervista il prof. gallino sulla legge 30 

Luciano Gallino: «Legge 30? Va riscritto tutto» «La nuova legge sul lavoro, quella che dovrebbe sostituire la 30, dovrebbe avere un primo articolo scritto così: il lavoro dipendente è a tempo pieno e indeterminato. Con poche deroghe, al massimo 5 tipologie atipiche utilizzate in casi specifici e determinati». Il professor Luciano Gallino, sociologo del lavoro all’Università di Torino, non salverebbe nulla della legge 30, «mal concepita e mal scritta, soprattutto nel decreto attuativo», ma talmente «opaca» e complessa, «destinata a tutto il mercato del lavoro ma sconosciuta ai più», da non aver scatenato le stesse rivolte scoppiate in Francia. «Al contrario il Cpe, il contratto di prima assunzione congegnato da Villepin, contiene un concetto semplice, riassumibile in 5 righe, che è stato individuato immediatamente dai diretti interessati, i giovani: un "ordigno a orologeria", il licenziamento incorporato, sempre pronto a esplodere e dunque altamente ansiogeno». In Francia siamo a una semplice contestazione «tecnica», che potrebbe chiudersi con il ritiro del Cpe, o è la nascita di un nuovo movimento che potrebbe andare oltre? 

Per il momento non vedo la nascita di un movimento che, come ad esempio nel ‘68, si poneva il fine di cambiare la società. Certo la partecipazione è largamente diffusa, perché il tema della precarietà è molto sentito in Francia, da tempo ci sono ricerche sociologiche importanti e un ampio dibattito pubblico. Il Code du Travail, l’insieme di leggi che regolamenta il lavoro, è un vero e proprio monumento, molto più conosciuto dal cittadino medio rispetto a quanto non avvenga in Italia con le leggi sul lavoro. Dunque quando si cambia qualcosa, si toccano corde molto sensibili, e già altre volte si sono scatenate mobilitazioni di massa. Certo, l’elemento interessante è che qui a muoversi per primi non sono stati i lavoratori precari, quanto piuttosto coloro che sono destinati a diventarlo: gli studenti. Solo successivamente si sono uniti gli occupati, che magari sono i padri e le madri di questi giovani e con loro condividono la medesima ansia: che ne sarà dell’avvenire di mio figlio dopo anni di studio? 

Ma perché in Italia non c’è un movimento analogo contro la precarietà? Questi lavoratori trovano rappresentanza nei sindacati? In Francia è stata approntata una legge ben definita e mirata: i giovani fino a 26 anni possono essere assunti per due anni, e licenziati in qualsiasi momento entro il biennio. Dunque anche una settimana dopo l’assunzione, o dopo un mese, o magari un giorno prima della scadenza. Credo ci sia stato un grave errore tecnico del legislatore, che ha inserito una vera e propria «bomba a orologeria» che genera ansia: non sapere quando scade il tuo contratto. Questo fattore «ansiogeno» è stato determinante in Francia, e credo lo sarebbe anche da noi. In Italia, al contrario, le riforme del lavoro, a partire dall’ormai decennale pacchetto Treu fino alla legge 30, sono più complesse e riguardano tante tipologie. 

La legge 30, ad esempio, comprendendo anche il decreto applicativo 276, ha oltre 70 articoli e decine di pagine, crea rapporti nuovi che molti non conoscono: è «opaca». Non c’è neppure bisogno di istituire la libertà di licenziamento: nella pubblica amministrazione ti faccio un cococò di 1 mese, in un’azienda privata un lavoro a progetto di 3. La scadenza è già scritta nel contratto e dunque il lavoratore sa già che alla fine sarà messo alla porta. Manca quell’elemento ansiogeno, anche se ovviamente non il senso di precarietà. Quanto ai sindacati, qui in Italia i precari sono messi meglio rispetto alla Francia: i tre sindacati confederali hanno strutture dedicate agli atipici, che negli anni hanno firmato molti contratti migliorativi, anche di stabilizzazione, e dunque c’è almeno un canale a cui rivolgersi. > Ma adesso cosa si può fare per migliorare il mercato del lavoro? 

La legge 30 dovrebbe essere abrogata? Ritengo che sia una legge talmente mal congegnata e persino mal scritta, soprattutto nel decreto applicativo, che un semplice intervento «riparatore» non basterebbe a produrre risultati positivi. Basti pensare al contratto a progetto, da far mettere le mani ai capelli non solo a ogni singolo sindacalista, ma anche a qualsiasi giudice del lavoro che debba occuparsene: sotto il «progetto», essendo la sua definizione assolutamente generica, ci può entrare di tutto, dai 70 secondi di un lavoro al call center fino alla costruzione del Ponte di Messina. Questo è solo uno dei punti, perché poi ci sono tanti altri che andrebbero aboliti, dal cosiddetto staff leasing al «lavoro ripartito», da quello «intermittente» fino ai ticket e vaucher . Se si eliminano, come mi pare preveda anche il programma dell’Unione, le forme più palesemente negative, e si correggono radicalmente altre, mi sembra che allora tanto vale abrogarla. Intendiamoci, per produrre una nuova legislazione del lavoro, perché altrimenti rimarrebbe aperto un grande vuoto legislativo. 

La legge 30 dovrebbe essere sostituita da una normativa radicalmente alternativa, che abolisca gran parte dei rapporti atipici e introduca tutele e garanzie per un numero limitato di tipologie extra rapporto dipendente full time e a tempo indeterminato: direi che per le aziende e per le persone possono bastare 5 tipi, tra cui metterei il part time, il contratto a termine, uno ad alto contenuto formativo, e anche l’interinale, seppure rivisto e limitato nell’uso; non si può utilizzare per affittare squadre intere di operai quando fa comodo, dovrebbe essere riservato alle qualifiche alte. > A nostro parere ci sono almeno due punti «irrisolti» nel programma dell’Unione. 

Il primo è che vengono mantenuti i rapporti parasubordinati, i cococò e cocoprò. Il secondo: non viene limitata la possibilità di reiterare all’infinito i contratti a termine. Cosa ne pensa? Nel programma dell’Unione la parte del lavoro mi sembra complessivamente ben fatta, perché al centro c’è un principio molto importante, che per me dovrebbe essere il primo articolo di una nuova legge sul lavoro: il dipendente è a tempo pieno e a durata indeterminata. Il lavoro «vero» è quello, poi si possono fare alcune deroghe, ma solo come eccezioni e per necessità specifiche. Il governo di centrodestra parla del 12% di precari sul totale degli occupati: ma è un dato che considera solo i dipendenti, mentre lascia fuori i parasubordinati, conteggiati tra gli autonomi. La percentuale reale dei precari, in Italia, è almeno al 24-25%, si tratta di circa 3 milioni e mezzo di persone che al momento non conoscono il proprio futuro, con circa 1-2 milioni di loro - i cococò e cocoprò - che stanno mettendo da parte pensioni pari al 30% del salario medio, se tutto va bene. 

I parasubordinati sono per la gran parte lavoratori dipendenti mascherati, e il contratto a progetto così com’è non va: al massimo si potrebbe pensare a un nuovo «contratto di cantiere», legato realmente alla costruzione di un’opera - un ponte o un sito web - che dura un determinato numero di anni. Il fatto che, soprattutto tra i giovani di formazione medio-alta, si facciano periodi in diverse realtà lavorative può essere un’opportunità professionale. Ma poi, dopo 5 o 8 contratti nella stessa azienda, o dopo 2 anni, insomma dopo un certo periodo definito, bisognerebbe maturare il diritto al posto a tempo indeterminato. Diversi studi svolti anche all’estero, dalla Francia alla Svizzera, mostrano che la precarietà è drammatica perché rappresenta una condanna: quanto più lungo è il periodo di precariato, tanto più alta è la probabilità che ti venga offerto un contratto precario. Ecco, bisognerebbe riuscire a rompere questo circolo vizioso. > Il Manifesto - Antonio Sciotto

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DOCENTI PRECARI A VITA

di Luciano Gallino

Anche i docenti universitari sono in agitazione. Chi pensasse che si tratta d'un loro problema sarebbe in errore. Infatti al buon funzionamento dell'università sono interessati oltre un milione e mezzo di studenti, con le loro famiglie, e indirettamente, in virtù della cultura umanistica e scientifica ch'essa produce e trasmette alle nuove generazioni, tutto il Paese. Per questo motivo v'è da sperare che il recente disegno di legge delega sul "Riordino dello stato giuridico e del reclutamento dei professori universitari" riceva attenzione dall'opinione pubblica ben al di là della cerchia degli addetti ai lavori. Sotto quel sommesso titolo, sta arrivando il più dirompente intervento sulla struttura dell'università italiana che un governo della Repubblica abbia mai operato. La nostra università è certo afflitta da seri problemi. Anzitutto i suoi 55.000 docenti sono troppo anziani. L'età media dei ricercatori supera i 40 anni, quella degli associati i 50, e gli ordinari sono in gran parte over 60. In secondo luogo l'università italiana produce un numero troppo basso di laureati in materie scientifiche e ingegneristiche: la metà della media Ue, il 5,5% contro il 10,3%, nella fascia d'età compresa tra i 20 e i 29 anni. Esito scontato, visto che le relative immatricolazioni sono in calo da un decennio. Erano 94.000 nell'Anno accademico 1991-92, mentre nel 2000-2001 sono scese a 52.000. 

Un altro guaio è la trasformazione di molte facoltà universitarie in altrettante direzioni marketing. Pressate da una cronica mancanza di fondi, inasprita dalle ultime Finanziarie, se vogliono reclutare nuovi docenti; affittare aule; aprire laboratori informatici; tenere aperte le biblioteche comprando ancora un certo numero di libri e riviste, le facoltà hanno una sola strada: attrarre il maggior numero di studenti, visto che sulle tasse che questi versano all'ateneo esse ricevono circa la metà dell'ammontare. E al fine di attrarli si moltiplicano a dismisura corsi di laurea triennali e specialistici che promettono mirabolanti sbocchi professionali; si alleggeriscono al limite della decenza i carichi didattici e le prove di esame ? giudizio che proviene sovente, si noti, dagli stessi studenti; si trasforma la elaborazione della tesi di laurea, che equivaleva un tempo alla bella sfida di scrivere un libro, nella compilazione di brevi articoli o sunti di opere. Non da ultimo, in rapporto al loro numero complessivo i docenti universitari fanno da tempo poca ricerca sia in ambito scientifico che in ambito umanistico. In primo luogo per l'insufficienza dei fondi. Ma anche perché oberati dalla didattica, per via del passaggio dal vecchio ordinamento al nuovo che ha sdoppiato le lauree in triennali e biennali specialistiche senza prevedere risorse per l'aumento delle ore di insegnamento. 

In aggiunta la riforma ha comportato un pesante impegno organizzativo per molti docenti, a causa di un inverosimile aumento delle commissioni di programma, dei consigli di corso di laurea, degli adempimenti burocratici. Infine molti di essi si chiedono se questo paese abbia davvero interesse all'alta ricerca umanistica e scientifica. Non uno solo di tali problemi viene risolto dal ddl sul riordino dello stato giuridico dei professori universitari. È anzi facile prevedere che esso li aggraverà tutti quanti. Ai giovani che mai pensassero di dedicarsi alla carriera universitaria, dopo aver conseguito una laurea specialistica (obbligatoria nel ddl) e dottorato di ricerca (titolo preferenziale), ed aver quindi raggiunto in media i ventotto anni di età, esso offre un periodo di precariato che può protrarsi per ventidue anni e passa. Per di più scanditi da almeno una decina di giudizi o concorsi, ovvero ? nel lessico del ddl - procedure di valutazione comparativa nazionali e locali. Il cui esito può essere, ogni volta, la perdita secca del posto. Il giovane o la giovane temeraria deve infatti affrontare una prima valutazione nel locale ateneo per ottenere un contratto da ricercatore a tempo determinato, durata massima cinque anni, rinnovabile - previa valutazione dell'ateneo - una sola volta. 

Se supera questo primo decennio di precariato, può presentarsi a una procedura nazionale di valutazione per associato, superando la quale consegue la "idoneità scientifica nazionale". Ma non si illuda, l'ormai trentottenne aspirante professore universitario, di avere subito il posto, sia pure a tempo determinato per non più di tre anni. Infatti le università, al fine di conferire l'incarico di associato, istituiscono proprie procedure di valutazione comparativa degli idonei inseriti nella lista nazionale degli idonei (art. 1, comma 3c del ddl). In sostanza, i concorsi per diventare rispettivamente associato ed ordinario sono ogni volta due, quello nazionale e quello locale: un punto che mi pare non sia stato finora notato dai commentatori del ddl. Ricevuto un primo incarico da associato, il candidato può sperare che l'ateneo ? previa altra valutazione, anche se forse meno solenne della prima ? lo confermi fino a un massimo di sei anni. Nel frattempo si può preparare ad affrontare altri due concorsi, nazionale e locale, per diventare ordinario, sempre che dopo i primi tre anni l'incarico gli venga rinnovato, e che entro il sesto anno sia assunto in ruolo. 

Presumibilmente con un'altra valutazione da parte della sua facoltà. A questo punto il quasi-prof starà per festeggiare i cinquant'anni. Si può qui obbiettare che un simile profilo di carriera, a paragone del quale il "Processo" di Kafka è una lieta scampagnata, potrebbe rivelarsi per un certo numero di candidati assai più breve. Uno ottiene un contratto da ricercatore per cinque anni, vince subito un concorso da associato, viene assunto in ruolo dopo tre anni, vince il concorso da ordinario e anche in questo caso viene chiamato seduta stante. Sono passati appena undici anni, e il soggetto è appena - si fa per dire - sulla quarantina. Ma formulare tale ipotesi significa affermare che si può arrivare sulla luna in bicicletta. Infatti gli atenei, con i bilanci disastrati che si ritrovano, avranno ogni incentivo a prolungare al massimo gli incarichi di durata temporanea. Inoltre l'incastro tra i tempi degli incarichi ed i concorsi nazionali e locali risulterà così complicato da rendere quasi impossibile un percorso molto più breve di quello massimo. 

Una volta che si abbia chiaro quale profilo di carriera il ddl prepara per tutti i docenti che non siano già oggi ordinari, e per quelli che domani volessero diventarlo, pare evidente come gli altri problemi richiamati all'inizio siano destinati a peggiorare piuttosto che a migliorare. Quale compenso per la loro attività didattica che ha reso possibile la riforma universitaria del 3+2, i ricercatori, anziché in una terza fascia di docenza, sono collocati in un ruolo ad esaurimento: il che significa che se già nelle facoltà contavano meno di quanto non meritassero, in futuro conteranno zero. Il ringiovanimento del corpo docente? Il ritorno dei concorsi a tempi biblici, grazie al combinato disposto delle procedure concorsuali nazionali e di quelle locali, lo rende irrealistico. Atenei e facoltà incontreranno ulteriori difficoltà nel far quadrare i bilanci, perché il ddl prevede aumenti dei costi ma non stanzia un euro per coprirli; donde la necessità, per gli atenei, di continuare a ricorrere ad incongrue azioni di marketing per attirare studenti. Peggiorerà la didattica, a danno degli studenti e del Paese, grazie alla moltiplicazione di docenti precari e demotivati. 

Quanto alla ricerca umanistica e scientifica, ci si può mettere una pietra sopra. Chi può mai volersi impegnare in progetti che richiedono decenni di severo lavoro, si tratti di ricerca storiografica o di decifrazione del genoma umano, avendo dinanzi una ventina d'anni di sussultante occupazione precaria, scanditi da una serie interminabile di prove d'esame? Un attacco all'università come quello contenuto in questo ddl può avere diverse motivazioni. Formulo al riguardo tre ipotesi. La prima è che esso derivi da una profonda incomprensione dei processi di produzione e riproduzione della cultura scientifica e umanistica. La seconda: esso deriva da una ostilità altrettanto profonda e preconcetta nei confronti dell'attività intellettuale, dell'intellettuale come ruolo professionale intransitivo, di cui non è chiaro come contribuisca al Pil. Infine la terza: una carriera precaria nel corso della quale si devono affrontare infiniti esami da parte di diversi tipi di commissione è un mezzo efficace per assicurare l'acquiescenza ideologica dei docenti universitari. Quando il ddl arriverà in Parlamento, dalla discussione si potrà forse capire quale ipotesi sia la più fondata. Chi scrive s'augura di non dover scoprire che lo sono tutt'e tre.

 


E' COMINCIATA SABATO LA MOBILITAZIONE DELLE COMUNITA' RESISTENTI CONTRO LA COSTRUZIONE DI UN CPT NELLE MARCHE 

ANCONA – “Questo Cpt non s’ha da fare”, a Falconara e nel resto delle Marche. E’ netta la posizione di “Ambasciata dei diritti” e delle “Comunità resistenti” marchigiane di fronte all’ipotesi che si possa attivare nella regione un centro di permanenza temporanea. Ieri mattina durante una conferenza stampa a piazza Pertini, l’avvocato delle “Comunità” Paolo Cognini ha lanciato l’appello per una campagna contro la costruzione di futuri “Centri d’ identificazione ed espulsione”, nome previsto dalla nuova terminologia del pacchetto sicurezza Maroni. E’ una richiesta che nelle sue proposte fondamentali chiama in causa direttamente la regione Marche. “Chiediamo la convocazione del “Tavolo migranti” istituito per la riforma della legge regionale in materia d’immigrazione, e che questo venga trasformato in sede di confronto permanente istituzioni-movimenti sulla questione dei Cpt”. “Inoltre – ha proseguito l’avvocato Cognini – pretendiamo che il consiglio approvi una legge regionale per sottolineare l’indisponibilità del nostro territorio alla realizzazione di un Cpt”. La stessa contrarietà dovrà essere espressa nei consigli comunali marchigiani. Ad innescare la mobilitazione della rete “Comunità resistenti delle Marche”, è la prossima attuazione del decreto Maroni che aumenterà i detenuti provvisori e dunque il numero attuale delle strutture non sarà sufficiente a far fronte all’esigenza. Come ha promesso il ministro dell’interno, “entro due mesi avremo una struttura per ogni regione”. “Non vogliamo lager nelle Marche – hanno ribadito i rappresentanti > dei due gruppi – e se ci sarà bisogno li respingeremo adottando le misure più radicali, come abbiamo fatto a Corridonia nel 2004, interrompendo il consiglio comunale”.

I MALI DELLA SCUOLA ITALIANA

  Mi piacerebbe riassumere, se possibile, in una sorta di compendio  “manualistico” abbastanza semplice e schematico quelli che, dal punto di vista di un insegnante, costituiscono i problemi più gravi che assillano e condizionano pesantemente la vita e il funzionamento della scuola pubblica italiana. Probabilmente, nell’immaginario collettivo la scuola viene percepita e valutata in modo falso e distorto attraverso una serie di banali e diffusi clichè, ovvero sulla base di facili e comodi luoghi comuni che è urgente provare a confutare in maniera intelligente e convincente.

Riforme e controriforme

  In genere si vocifera e si ciancia molto degli annosi “mali” che opprimono la scuola italiana, ma le autorità politico-istituzionali deputate a rispondere non si adoperano minimamente a risolvere le questioni in modo incisivo e concreto, ma soprattutto corretto e tempestivo. In ambito politico, ogni tentativo di soluzione non può essere efficace se non è anche giusto e tempestivo: le ingiustizie  finiscono per diventare conseguenze peggiori delle cause. Per la serie “quando il rimedio è più nocivo del male”. In politica il decisionismo e l’efficientismo devono essere aggiustati e calibrati mediante criteri di equità sociale, altrimenti rischiano di essere deleteri arrecando danni difficilmente riparabili, che inevitabilmente si sommano ai guai preesistenti.

Negli ultimi 15/20 anni i vari ministri che si sono avvicendati e succeduti a capo del dicastero della Pubblica Istruzione (qualcuno ha an