NOTIZIARIO NUOVA COLOMBIA



 

 

 
04/02 - IL REGIME COLOMBIANO IMPEDISCE A DELEGAZIONE INTERNAZIONALE DI VERIFICARE LE CONDIZIONI DEI PRIGIONIERI POLITICI

La fondazione “Lazos de Dignidad” ed il Foro Internazionale della Danimarca denunciano l'ennesima violazione dei diritti umani perpetrata dal regime colombiano ai danni di prigionieri politici.
L'INPEC, il sinistro Istituto Nazionale Penitenziario e Carcerario, tristemente famoso anche per i molti scandali relativi alla connivenza con i detenuti paramilitari, ha impedito alle suddette organizzazioni di effettuare una visita
umanitaria al carcere femminile “El Buen Pastor” ed al carcere “La Picota”, entrambi di Bogotá, dove sono reclusi circa 130 prigionieri politici, che recentemente hanno denunciato gravi violazioni dei propri diritti, persecuzioni, discriminazioni, minacce di morte ed aggressioni fisiche.
Il negare una visita umanitaria di difensori dei diritti umani ai centri di reclusione menzionati, senza alcuna giustificazione, è di per sé già una prova dell'assenza di garanzie per la verifica delle condizioni dei quasi 8000 prigionieri politici in Colombia.
L'INPEC non è nuova a queste iniziative: negli scorsi anni, ad esempio, ha negato l'ingresso alla Agenzia di Cooperazione allo Sviluppo del Principato delle Asturie, alla II Carovana Internazionale di Giuristi e persino alla Delegazione di Giuristi Statunitensi, con la scusa della “sicurezza”.
Nei buchi neri delle prigioni colombiane il regime tortura i prigionieri politici, e non vuole testimoni per le sue malefatte; anche per questo, è indispensabile portare avanti la battaglia per uno scambio umanitario dei prigionieri detenuti dalle parti belligeranti, iniziativa che sarebbe inoltre propedeutica al fine di intraprendere il cammino verso nuovi dialoghi di pace.



02/02 MILITARIZZAZIONE ORDINATA DA SANTOS OBBLIGA LE FARC A SOSPENDERE LA LIBERAZIONE DI 6 PRIGIONIERI DI GUERRA

Ieri, 1 febbraio, il Segretariato dello Stato Maggiore Centrale delle FARC-EP ha diramato un comunicato nel quale annuncia la sospensione dell'operativo di liberazione di 6 prigionieri di guerra in potere dei guerriglieri, annunciato nel dicembre dello scorso anno.
“L'area che abbiamo individuato per le liberazioni dei prigionieri di guerra”, afferma l'insorgenza rivoluzionaria colombiana, “è stata ingiustificatamente militarizzata dal governo
della Colombia, cosa che ci impone di posticipare la sua concretizzazione. Alcuni militari patrioti ci avevano avvertito dell'intenzione del governo Santos di effettuare a tutti i costi un riscatto a ferro e fuoco, incurante della possibilità di un esito luttuoso, come avvenuto lo scorso 26 novembre. Questo atteggiamento è in relazione con la recente decisione del governo di impedire la partecipazione internazionale umanitaria nelle annunciate liberazioni. Li vogliamo liberare vivi, ma sembra che il governo preferisca riconsegnarli ai loro familiari nelle bare”.
Il comunicato precisa che appena le condizioni lo permetteranno, i prigionieri di guerra verrano rilasciati.
Come sempre, il governo di “Jena” Santos -lungi dal voler facilitare soluzioni umanitarie propedeutiche a eventuali dialoghi di pace- cerca in tutti i modi di impedire il concretizzarsi di gesti di pace da parte dell'insorgenza, mettendo cinicamente a rischio la vita stessa dei propri uomini catturati in combattimento dalla guerriglia.

30/01 - LO STATO COLOMBIANO TRAMA PER ASSASSINARE IL CANTAUTORE JULIÁN CONRADO

A quasi otto mesi dall’illegale arresto in Venezuela, il cantautore rivoluzionario colombiano Julián Conrado continua ad essere detenuto nonostante le recenti dichiarazioni del Pubblico Ministero della Procura Generale del Venezuela, Luisa Ortega Díaz, abbiano chiarito che tale detenzione si regge su sterili fantasie menzognere e su un cumulo di irregolarità giuridiche. La dichiarazione della Procura, nella vicenda, ha il peso di una posizione ufficiale che
indica -in linea con gli accordi, le leggi ed i trattati internazionali- la strada dell’asilo politico per Julián. Lo stato terrorista colombiano, denunciato dall’Organizzazione Mondiale Contro la Tortura (OMCT) come uno stato torturatore, ha dichiarato il cantautore come un obiettivo militare; pur essendo detenuto in Venezuela esistono -come dichiara lo stesso Julián Conrado- piani per assassinarlo. La caccia repressiva extraterritoriale sviluppata dal regime di Bogotà seguendo le direttrici statunitensi, è una misura della guerra sporca contro il popolo. Un’eventuale estradizione in Colombia o negli Stati Uniti, quindi, oltre ad essere un’aperta violazione del Diritto Internazionale e della Convenzione di Ginevra -che impedisce la consegna di un perseguitato politico, per giunta malato-significherebbe tortura e morte per il cantautore, che dalle tenebre delle carceri continua la sua lotta rivoluzionaria per la pace e la giustizia sociale, esortando il popolo colombiano all’unità di tutte le forze. Le autorità venezuelane, nel rispetto del Diritto Internazionale, della propria costituzione e dei principi etici e bolivariani, debbono concedere asilo politico al cantautore rivoluzionario e smarcarsi dalla longa manus del terrorista Stato colombiano, principale artefice della riedizione del famigerato Plan Condor.

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