LA NOSTRA STORIA

 

 

Lotta di Unità Proletaria Osimo (L.U.P.O.) è una organizzazione comunista ed antimperialista che trae origine da un’aggregazione tra giovani intenzionati ad occupare un centro sociale, interessati a pratiche autogestionarie e compagni meno giovani provenienti da diverse esperienze di militanza politica e sindacale; l’occasione di tale avvicinamento fu data dalle lotte contro gli accordi sul costo del lavoro ‘92-‘93 (la famosa stagione dei bulloni) e si concretizzò con la nascita del Comitato per l’autogestione. Sempre nel 93 iniziò la collaborazione con altri collettivi e centri sociali delle Marche mentre nell’anno successivo venne realizzato il primo festival “A pugno chiuso”, durante il quale fu assunto definitivamente l’acronimo L.U.P.O. e l’azione del gruppo si andò caratterizzando essenzialmente sul terreno del precariato sociale/lavorativo e della disoccupazione (nascita del comitato precari-disoccupati) sulle questioni ecologiche (pulizia e manutenzione degli argini del Musone) e sulla realizzazione del centro sociale autogestito; il centro sociale arriverà un paio di anni più tardi, grazie alla collaborazione con la rete dei CSA marchigiani ed al lavoro in comune con i collettivi autogestiti di Ancona, avrà il nome di 8° Km, in ricordo del luogo dove si incontravano i partigiani osimani ed anconetani per prendere le direttive da trasferire ai combattenti nell’interno dell’arceviese, come ricordato dal libro omonimo di Wilfredo Caimmi.

Con la rivolta Zapatista e soprattutto con la guerra alla Yugoslavia si accentuerà l’impegno internazionalista ed antimperialista dell’organizzazione; furono inviate delegazioni in Chiapas, ospitati i rappresentanti di numerose organizzazioni rivoluzionarie (Tupac Amaru, Frente Manuel Rodriguez, F.A.R.C. sindacati serbi, rappresentanti palestinesi...) crebbe l’impegno contro la guerra in Bosnia e successivamente contro i bombardamenti del Kosovo.

Nel frattempo si manifestavano delle divergenze sia all’interno del gruppo sia rispetto alla Rete regionale dei centri sociali nella quale si andava affermando la linea delle Tute Bianche; in particolare sulle questioni del cosiddetto federalismo solidale e sulla posizione rispetto alla guerra in Kosovo, riguardo alle quali L.U.P.O. assunse una posizione decisamente contraria a qualsiasi ipotesi federalista per la prima e di appoggio alla Yugoslavia (ed alla resistenza serba) per la seconda.

Si arrivò quindi ad una rottura con la rete marchigiana ed alla fine dell’esperienza del CSA 8° Km. Ritrovata la coesione interna, a partire dalla ricerca di un maggior radicamento territoriale da un lato e da un rinnovato impegno profuso nei contatti e legami internazionali dall’altro, l’organizzazione si avvicinò ai settori antimperialisti, collaborando con la commissione politica delle Forze Armate Rivoluzionarie Colombiane attiva in Europa, con forze rivoluzionarie e progressiste bolivariane, cubane, turche, curde, arabe ed islamiche, ampliando la conoscenza ed approfondendo lo studio dell’opposizione tra imperialismo e popoli oppressi, grazie soprattutto all’avvicinamento al Campo Antimperialista.

Parallelamente proseguiva l’attività territoriale sul livello parasindacale, con occupazioni di agenzie interinali, blocchi stradali, difesa di compagni licenziati, iniziative di antifascismo militante (queste ultime impedivano spazio politico e fisico al tentativo di Forza Nuova di insediarsi in Osimo); attivismo che avrà un apice a ridosso di Genova 2OO1, scadenza che registrò una massiccia partecipazione dei militanti osimani. Successivamente ancora scioperi (partecipati con spezzoni numerosi e combattivi) contro Berlusconi con blocchi improvvisati nella zona industriale di Cerretano e nelle fabbriche in cui erano in atto vertenze e la grande campagna per l’estensione a tutti i lavoratori dell’articolo 18 mentre, dopo l’11 Settembre e la successiva guerra all’Afghanistan, la delegazione internazionale di L.U.P.O. si recava in Palestina e successivamente in Iraq alla vigilia della guerra del 2OO3, allo scopo di portare solidarietà e collaborazione politica all’Intifada palestinese ed alla Resistenza Irachena che si andava preparando per opporsi all’invasione anglo-americana.

Intensa e continua sarà da allora l’iniziativa contro l’imperialismo americano e la dottrina della guerra (permanente) preventiva di Bush, con la partecipazione a tutte le manifestazioni contro la guerra indette in Italia, contro le Liste Nere a Bruxelles, con presidi e cortei organizzati o con blitz a sorpresa attuati contro funzionari americani e il ministro Martino, con la partecipazione alle ultime edizioni internazionali del Campo Antimperialista e con l’adesione ai comitati Iraq libero.

Agli inizi del 2004 L.U.P.O., Comitato antiimperialista del Fermano e compagni di altre città delle Marche fondavano il coordinamento “Antimperialisti.Marche” riproponendo il festival “A Pugno Chiuso” a Porto San Giorgio.

Il 2OO5 ha visto L.U.P.O. impegnato ad organizzare conferenze con esponenti dell’Alleanza Patriotica Irachena ed inviare propri rappresentanti in delegazione internazionale in Venezuela per manifestare solidarietà al presidente Chàvez ed alla Rivoluzione Bolivariana, mentre iniziava una battaglia sul problema della casa nel territorio comunale, con momenti aspri di scontro con l’Amministrazione culminati con una interruzione del consiglio comunale per impedire degli sfratti: ora la mobilitazione prosegue contro quella cordata di sindaci di centro-destra e di centro-sinistra che intendono istituire delle corsie preferenziali per l’assegnazione degli alloggi popolari o a canone agevolato, stilando graduatorie in base alla razza anziché al censo; lo ha visto anche in un rinnovato impegno contro la repressione, per la liberazione dei compagni in carcere e contro la campagna liberticida e razzista che i settori filo-americani e sionisti stanno lanciando contro gli islamici nel nostro paese.