Eventi
IL GOVERNO MONTI HA RITIRATO LA NORMA
AMMAZZA REFERENDUM MA IL VOTO REFERENDARIO NON
è ANCORA STATO RISPETTATO.
NE DISCUTIAMO CON:
MARCO BERSANI
AUTORE DEL LIBRO "COME ABBIAMO VINTO IL REFERENDUM"
ED ESPONENTE DEL FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER L'ACQUA
MARTEDI' 7 FEBBRAIO
ORE 21.30 PRESSO IL C.S.O.A. JOLLY ROGER VIA
PARINI 16
CIVITANOVA MARCHE
COMITATO ACQUA BENE COMUNE / CIVITANOVA SPAZIO COMUNE
COORDINAMENTO REGIONALE MOVIMENTI PER L'ACQUA

Appello di Movimento Popolare di
Liberazione in vista dell'Assemblea del 10 -11 marzo a Chianciano
Movimento, non partito
Anche
alcuni di noi hanno l’idiosincrasia verso la cosiddetta “forma partito”. Tali e
tante sono state le scottature che i più hanno preso militando nei partiti, che
la gran parte ci pensano non una ma due volte prima di imbarcarsi in una nuova
impresa politica. E’ proprio a causa di queste esperienze, spesso dolorose, che
i più han deciso di ritirarsi a vita privata (molti conservando i loro ideali),
o di militare solo nei movimenti sociali e nei comitati civici. Occorre però
stare attenti: mettere la “forma partito” sul banco degli imputati, e non invece
i gruppi dirigenti e/o la loro linea opportunista, finisce spesso per essere un
alibi autoassolutario proprio di questi ultimi.
Comunque non è un partito quello a cui vogliamo dare vita, ma un Movimento. Una
struttura quindi decisamente più democratica, orizzontale, partecipativa, col
minor numero possibile di paratie tra chi ha l’onore e l’onere di dirigere il
Movimento e coloro che non ricevono un mandato dirigente. Un Movimento quanto
mai pluralista e inclusivo quindi. Ma come ogni cosa che vuole essere davvero
democratica e pluralista deve avere solide fondamenta, altrimenti si
sfascierebbe alla prima prova seria. Noi abbiamo proposto una Bozza di
Manifesto. A Chianciano lo discuteremo nelle sue parti, lo emenderemo, ma queste
sono solo le fondamenta. Se non c’è accordo su questa base politica, hai voglia
poi a parlare di democrazia partecipativa! Se non c’è un accordo solido, il
patto solidale di militanza sarebbe scritto sulla sabbia e avrebbe vita breve.
Sappiamo di essere ancora indietro. Sappiamo ad esempio che ci vorrà anche uno
Statuto, poiché certe cose, le modalità di funzionamento del MPL, vanno messe
nero su bianco.
Non avremo, in effetti, questo Statuto alla prossima assemblea. Abbiamo bisogno
di tempo per disegnare un’architettura del MPL.
Tempo al tempo.
L’Assemblea del 4-5 febbraio, lo ripetiamo, non è un congresso costitutivo, è
solo un primo passo, ma un primo passo che vogliamo compiere, e lo vogliamo
compiere perché siamo certi che la base programmatica contenuta nel Manifesto è
più che sufficiente a dare vita ad un soggetto politico.
Alcuni amici ci hanno criticato per questa mossa, che hanno giudicato come una
“accelerazione”. Lo ammettiamo: è un’accelerazione. Ma qui non siamo in tempi
ordinari, qui le cose precipitano, la crisi conoscerà nuovi rovesci e i
conflitti sociali si acutizzeranno. Prevediamo un autunno di fuoco, dopo che a
partire dalla primavera si faranno sentire gli effetti delle manovre dei governi
Berlusconi e Monti, contestualmente a nuovi patatrac dell’eurozona, i quali
potrebbero far traballare il “governo delle larghe intese”.
E’ adesso che va dato il più ampio risalto, la massima circolazione, alle nostre
proposte politiche (di nuovo, vedi il Manifesto), alla necessità di
formare un fronte popolare (vedi l’Appello al popolo lavoratore) per
evitare la catastrofe. Per farlo occorre organizzarsi, procedere a ranghi
serrati, usare al meglio le poche risorse che abbiamo, far sì che ogni azione
sia contagiosa e produca il massimo impatto. Per tutto questo serve
organizzazione. Siamo solo una “minoranza creativa”, un lievito, ma un lievito
soltanto non produce pane, serve che si incontri e si mescoli con la farina
della sollevazione popolare nascente.
Il Fronte di cui parliamo
Non è un’addizione di partiti e di sigle. Troppe sono le distanze ideologiche e
identitarie. Troppi i narcisismi dei gruppi dirigenti. Spesso incompatibili le
loro ambizioni. Ci viene in mente di perifrasare uno slogan dei tempi che
furono “I partiti ci dividono, la lotta ci unisce”. Questa cosa la sanno anche i
più tetragoni militanti di partito. Cos’è il fronte che abbiamo in testa allora?
Ma scusate, non lo vedete che è la realtà stessa che ci sta dando la risposta?
Non c’è da alambiccarsi: un fronte ampio, che non sia un intergruppi, lo produce
la realtà sociale, esso non è un’operazione di ingegneria poltica. Guardate agli
esempi, pur diversi tra loro: il Movimento che ha portato al referendum
sull’acqua, il movimento in Val di Susa, quello dei Forconi in Sicilia o la
Consulta sarda di recente costituzione. Sono i pezzi di società vittime della
devastazione liberista, degli attacchi governativi, in una parola della crisi, a
darci la risposta.
I cittadini si uniscono qua e la, si mettono assieme su rivendicazioni
elementari ma radicali. Cittadini delle più disparate provenienze si mettono
assieme e si coordinano nell’azione, nella lotta.
Il fronte ampio nascerà come fronte sociale, di forze sociali in lotta, non come
fronte di forze politico-ideologiche.
Altro che anti-politica! Questa è la vera politica, è vera politica la società
che si autorganizza dal bassao contro un implacabile nemico comune. Diciamo di
più: è vera sagezza politica quella fare fronte su poche a chiare
rivendicazioni antisistemiche. E’ l’unione del popolo lavoratore, come dicevamo
nell’Appello diffuso a novembre. Poi, dentro questo fiume in piena, chi ha più
filo da tessere tesserà. Il lievito delle idee politiche giuste darà certamente
i suoi frutti.

sciopero rimandato a data da destinarsi
